Montà: i bocconi avvelenati hanno ucciso tre cani da tartufo

Tea, la cagnolina di soli cinque mesi morta nei giorni scorsi a Montà dopo aver ingerito sostanze tossiche.

IL CASO Non siamo ancora a  metà della stagione di raccolta dei tartufi, ma diverse fonti sono concordi nel confermare che, soltanto nel territorio del Comune di Montà, siano già stati avvelenati sette cani. Tre di loro sono morti e quattro sono stati salvati dall’intervento tempestivo dei veterinari. I trifolao ci hanno spiegato che quella di intossicare i cani, in particolare quelli addestrati per la ricerca del tartufo, è una pratica deprecabile, ma purtroppo non nuova. Negli ultimi anni si erano già registrati casi di avvelenamento, ma si trattava di episodi isolati, e non localizzati nella zona. Ora sembra che sia in atto una vera e propria escalation.

Luca Aloi, uno dei proprietari dei cani uccisi, ha denunciato l’accaduto alle autorità competenti. Racconta Aloi: «La mia cagnetta, Tea, aveva appena cinque mesi e venerdì 26 ottobre è morta dopo aver ingerito un boccone avvelenato. Eravamo a cercare tartufi su un mio terreno, lungo la Redina, e questo mi fa pensare che il veleno fosse proprio destinato a lei o comunque a uno dei miei cani». Prosegue Aloi: «Ho sporto denuncia ai Carabinieri forestali e ho portato quel che la cagnetta ha mangiato all’Asl, in modo che i tecnici possano scoprire il più possibile sul veleno. In seguito a una denuncia, la Forestale passa con i cani antiveleno e non mancano neppure le fototrappole su diversi terreni dei privati, ma poter prendere questi delinquenti non è facile. Fa rabbia pensare che qualcuno possa compiere certe azioni».

Uno dei cani da tartufo avvelenato a Montà

Luca Aloi non è l’unico ad aver perso il suo cane da tartufo. Un altro trifolao racconta come è morto il suo, in zona Canai, qualche giorno fa. «Ha inghiottito il boccone poco dopo che siamo partiti. Credo che gli abbia colpito il sistema nervoso. Si è subito irrigidito ed è caduto a terra con la bava alla bocca. Si è ripreso ed è ricaduto un altro paio di volte mentre cercavo di riportarlo in braccio in paese per cercare aiuto, ma quando sono arrivato all’auto non respirava più».

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I trifolao sono concordi nel condannare l’accaduto, ma nello stesso tempo si percepisce che l’argomento è delicato e che non c’è molta voglia di parlarne. A parte Luca Aloi, tutti preferiscono l’anonimato. Ciò che stupisce è che sembra quasi si voglia calare un velo di omertà su un fatto molto grave, come dimostra la quasi totale assenza di denunce ufficiali.

Tra l’altro, al di là dell’assurdità del gesto e della cattiveria che sta dietro l’avvelenamento dei cani, gettare bocconi avvelenati è un reato penale punibile con il carcere. Senza contare che ci sono anche tanti turisti che percorrono gli stessi sentieri dei trifolao e basterebbe toccare un’esca e mettere le mani in bocca perché possa accadere il peggio. «Serve serietà e coesione, fare sul serio e coinvolgere le Forze dell’ordine. È il modo giusto per cercare di scoprire i colpevoli».

Andrea Audisio