Cognate, commedia corale con Anna Valle sui dubbi e le bugie nella vita di coppia

ALBA Al teatro Giorgio Busca di Alba il nuovo anno si aprirà nel segno della commedia brillante, con lo spettacolo Cognate. Cena di famiglia, in programma per venerdì 11 gennaio alle 21.

Lo spettacolo, con la regia di Piergiorgio Piccoli in collaborazione con Aristide Genovese, ha debuttato sui palchi italiani a ottobre e si basa sul testo teatrale Le belles soeurs, scritto nel 2007 da Éric Assous. Autore francese di origini tunisine, ha composto più di ottanta radiodrammi, oltre a numerosi spettacoli per il teatro, il cinema e la televisione, tutti caratterizzati da battute pungenti ma anche da uno sguardo concreto sulla realtà, con l’attenzione rivolta in particolare alle dinamiche familiari. È il filone in cui si inserisce Cognate, che vede sul palco un cast di attori di primo livello del panorama italiano, da Anna Valle a Guenda Goria, da Anna Zago a Denise Marzari, per arrivare a Nicolò Scarparo, Daniele Berardi e Marco Barbieri. Al centro della trama tre fratelli che si ritrovano seduti attorno a un tavolo durante una cena di famiglia, accompagnati dalle rispettive mogli. A interrompere la tranquillità delle coppie arriva l’avvenente segretaria di uno degli uomini, che anche gli altri due hanno avuto modo di conoscere. La diffidenza delle mogli e le scuse dei mariti innescano una serie di dinamiche ad alta tensione, che si rivelano esilaranti per lo spettatore, fino a un epilogo a sorpresa.

Il regista della commedia prodotta dal Teatro de Gli incamminati in collaborazione con Theama teatro è Piergiorgio Piccoli. Che cosa caratterizza lo spettacolo?

«Il testo di Éric Assous si inserisce nell’ambito della commedia francese brillante, che negli ultimi anni sta spopolando in teatro, anche in Italia. Cognate si basa sulle dinamiche di coppia, in particolare su ciò che viene nascosto e sui dubbi di verità che si innescano di fronte a un elemento disturbante, che in questo caso è rappresentato dalla segretaria di uno dei tre protagonisti. Il testo è realistico e graffiante, ma mantiene in ogni passaggio una forte dose di comicità, com’è tipico di tutti i lavori dello stesso autore. Per la regia, ho scelto di non cambiare la costruzione del testo, ma mi sono limitato ad apportare alcune modifiche, con l’eliminazione di alcune battute troppo crude, l’inserimento di una parte cantata, un finale diverso nella forma e soprattutto ho scelto di cambiare il luogo: da Parigi a Milano, con attori per la maggior parte veneti».

Sono diversi i protagonisti sulla scena: com’è riuscito a dirigere un gruppo di attori così variegato?

«Dal momento che si tratta di una commedia corale, con tutti i personaggi presenti quasi sempre in scena contemporaneamente, la più grande soddisfazione è quella di essere riuscito a riunire un gruppo affiatato. Non è un’impresa semplice, soprattutto quando si parla di donne. Ma, quando si raggiunge la giusta armonia tra gli interpreti, spettacoli come questo diventano energici e vitali. In più, è interessante gestire scene complesse: per esempio, dal momento che la vicenda si svolge durante una cena, al centro della scena ho scelto di inserire un grande tavolo, con tutti i personaggi seduti davanti allo spettatore, come nel famoso quadro di Leonardo da Vinci. Il lato opposto è lasciato libero, come per abbattere una quarta parete che separa il palco dal pubblico».

Alla fine dello spettacolo, che cosa rimane allo spettatore?

«Si ride molto, ma non solo. Gli spettatori maschi mi hanno riferito di essersi trovati di fronte alla peggiore situazione immaginabile per un uomo. Le donne, invece, dicono di riconoscersi nelle dinamiche rappresentate. In sostanza il testo di Assous, attraverso il divertimento, rappresenta la realtà: come spesso accade, il teatro ha la capacità di portare alla luce ciò che è meno evidente nella vita di tutti i giorni, palesandolo sul palco».

f.p.