Il laboratorio Chabas, spazio che fa discutere

ALBA Una vetrina e due stanze dalle pareti colorate nel pieno centro di Alba, per un luogo che in pochi mesi è diventato centro di aggregazione giovanile e non solo, grazie a una serie di proposte culturali, sociali e di confronto su temi come il lavoro, l’immigrazione, la scuola, l’arte e l’ecologia. Stiamo parlando del laboratorio sociale Chabas, che ha aperto i battenti lo scorso 6 ottobre in via Manzoni, a pochi passi dal duomo.

Da quel giorno sono stati organizzati concerti, serate, presentazioni di libri, corsi di lingua, laboratori, cineforum ed è nata anche un’aula studio libera e gratuita per gli studenti. C’è infine uno sportello per i lavoratori, aperto a chiunque voglia raccontare la propria storia e formarsi sui diritti che gli spettano.

A oggi sono più di 140 i tesserati, giovani e adulti. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: la presenza del laboratorio Chabas, nuovo e diverso rispetto a ciò che offre il centro albese, non è passata inosservata. Anche a Gazzetta d’Alba è arrivata nelle scorse settimane una lettera firmata, che solleva alcune presunte irregolarità, relative in particolare alla somministrazione degli alimenti, all’insegna apposta sopra all’entrata e all’erogazione di servizi anche a persone che non sono socie. Non si tratta di una novità per gli organizzatori, che spiegano: «Abbiamo deciso di aprire il laboratorio per dare spazio a idee di libertà e di uguaglianza, andando al di là del gioco delle parti tra destra e sinistra, convinti che i progetti nati dal basso possano cambiare la città e il territorio. In pochi mesi abbiamo raggiunto risultati al di sopra delle aspettative, con centinaia di persone di ogni età che hanno partecipato alle diverse iniziative, per ritrovarsi, discutere e divertirsi senza spendere. Dopo aver trovato il locale, lo abbiamo affittato e paghiamo mensilmente le spese senza alcun finanziamento pubblico. Ci siamo costituiti in associazione e abbiamo formalizzato l’affiliazione all’Arci. Dal momento che ci troviamo in centro, abbiamo dovuto affrontare la questione del rumore e, nel rispetto dei vicini di casa, abbiamo deciso di terminare le iniziative serali prima della mezzanotte». Non sono mancati i controlli da parte del Comune e dell’Asl: «Qualcuno ha presentato un esposto in Comune relativo alla nostra insegna che, già dall’esercizio precedente, non era stata dichiarata. Ci è stata comminata una multa non da poco. Abbiamo rimosso l’insegna come ci è stato imposto e ora sopra alla porta rimane un blocco di cemento ammuffito. Riguardo alla questione della somministrazione delle bevande, abbiamo già presentato la documentazione necessaria e avviato le procedure richieste dall’Asl Cn2: siamo in attesa dell’esito finale per attivare a tutti gli effetti il servizio. Per ogni questione, siamo comunque disponibili a confrontarci e ad ascoltare eventuali richieste».

Francesca Pinaffo