Il riconoscimento dell’Unesco per i muretti a secco non basterà

TUTELA La notizia è giunta inaspettata: l’iscrizione nel patrimonio immateriale dell’umanità, da parte dell’Unesco, dei muretti a secco italiani, quindi anche di Langa. Il riconoscimento ha coinvolto altri sette Paesi: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia Spagna, Svizzera.
Che si tratti di opere d’ingegneria e fondamentali per la tutela dei vigneti in forte pendenza è fuori discussione. Il problema è un altro e riguarda quali problemi e responsabilità il riconoscimento porrà a Comuni, istituzioni, territori interessati. Saranno in grado di farvi fronte? Nel 2014, quando furono dichiarati patrimonio dell’umanità parte dei paesaggi dell’Albese e del Monferrato, dei produttori vinicoli dissero, con ragione: «È un punto di partenza, non di arrivo».
I muretti a secco, costruiti oltre un secolo fa, sono fragili per natura. Ora che sono patrimonio dell’umanità eviteremo almeno che crollino, come si può verificare in tante strade e sentieri di Langa? Sulla provinciale che da Santo Stefano Belbo sale verso Valdivilla, forse il luogo dove i muretti hanno la migliore valenza estetica e funzionale, un mediatore mi chiese, già nel 2007: «Dieci anni, venti al massimo e di questi muretti cosa rimarrà?».
Se nessuno più ripulisce i fossi e gli alvei dei torrenti, se le lavorazioni meccaniche nei vigneti hanno reso meno stabile la superficie del suolo, se si continuano a eliminare aree verdi per fare posto a nuovi vigneti, non si ha la minima tutela idrogeologica delle colline. In caso di forti precipitazioni, i muretti a secco cedono. I singoli viticoltori, gli enti locali con risorse sempre più risicate cosa possono fare?
È una bella cosa il riconoscimento dei muretti a secco come patrimonio dell’Unesco. Da noi basterà per tenerli in piedi?
Sesesi