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8 marzo non solo mimose. Sibille: le quote rosa servono a dare equa rappresentanza

Il sindaco uscente di Bra risponde alle domande di Gazzetta d’Alba: quanto cammino hanno fatto  le donne e quanto resta ancora da realizzare?

L’INTERVISTA Bruna Sibille, una splendida carriera per una donna impegnata in un settore ancora difficile per il gentil sesso, la politica. Il sindaco di Bra non correrà più per la poltrona di primo cittadino, perché ha raggiunto il numero di mandati consentito. Qualche cenno biografico dà il senso del suo grande impegno: classe 1950, sindaco per due tornate consecutive di Bra (eletta nel 2009, è stata confermata nel 2014), figura di spicco del Partito democratico in Piemonte, un’esperienza quadriennale in Regione con l’incarico di assessore (2005-2009) e una lunga militanza comunale (è stata consigliere a palazzo Lascaris la prima volta nel 1981).

Alle spalle Bruna Sibille ha anche la carriera nel mondo dell’insegnamento (tra gli altri, presso l’istituto tecnico Guala), iniziata dopo la laurea in economia e commercio conseguita a Torino: l’attuale sindaco di Bra è sposata, ha un figlio e ha accettato di sottoporsi a un’intervista in qualità di “ambasciatrice” del genere femminile.

Partiamo con una considerazione: che cosa è cambiato nel mondo della politica per le donne in questi decenni alla luce della sua esperienza e che cosa pensa delle norme sulle cosiddette quote rosa, sindaco?

«Ho iniziato a fare politica in un momento in cui la presenza femminile non era ancora un sentito tema di dibattito. È stata oggetto di battaglie, successivamente, su diversi fronti, per arrivare all’introduzione delle quote rosa anche in questo campo: questa legge, per quanto possa sembrare una forzatura, è uno dei pochi strumenti utili a incrementare la presenza femminile negli organismi rappresentativi. Attraverso le ultime elezioni amministrative, ad esempio, il sistema della doppia preferenza di genere ha fatto entrare in Consiglio comunale più donne che in passato».

Femminismo: quali sono gli orizzonti attuali, quali le sfide di un movimento che ha una storia secolare?

«Il movimento oggi è chiamato a confermare i diritti ottenuti dalle donne, troppo spesso messi in discussione sia qui che in altri contesti non molto distanti da noi. Penso ad esempio alla parità di stipendi tra uomini e donne, che fanno le stesse cose ma con compensi diversi».

Madre, insegnante e politico: come si connettono e che cosa significa nella vita quotidiana mettere insieme le tre dimensioni?

«Essere madre è una scelta di vita, condizionante e prioritaria; il mestiere di insegnante fa parte del mio essere e continuo a restarlo in qualche modo. Sono in politica da molto tempo e questo impegno ha accompagnato diversi momenti e fasi della mia esistenza. Ciascuna donna, non senza difficoltà, può trovare il modo di conciliare i diversi ambiti in cui s’impegna: io ho cercato di vivere pienamente ciascuno dei ruoli che ho scelto. Famiglia, amici e collaboratori mi hanno molto supportata».

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Gli episodi sempre più allarmanti di violenza di cui le donne sono vittime, evidenziano un problema che è anzitutto culturale nella relazione fra generi: come ci si può muovere concretamente in ambito scolastico?

«È una questione che va letta e affrontata a diversi livelli: devo dire che mi lascia senza parole l’incapacità di alcuni uomini di gestire la fine dei rapporti con le loro fidanzate, compagne, mogli. È una violenza che nasce tra le mura domestiche e, se in passato era mascherata con la sopportazione, oggi esplode in manifestazioni dovute a un’idea maschile di possesso della donna che non può essere tollerata dalla nostra cultura occidentale. Bisogna certamente lavorare molto sul rispetto delle persone già con i bambini, sia a scuola che in famiglia».

Parliamo di leadership: lei è un’esponente del Partito democratico con un percorso di tutto rispetto. Perché fra le figure di spicco nel mondo della politica si vedono poche donne?

«La politica è ancora gestita in modo molto maschile nei tempi e nei modi. I cambiamenti per renderla “a misura di donna” sono difficili da realizzare. Devono cambiare la mentalità ma anche pratiche e abitudini. Per esempio, io evito il più possibile di convocare riunioni alla sera dopo cena, ma cerco di concentrare la vita amministrativa all’interno della giornata lavorativa. In diversi casi, tuttavia, nella mia carriera politica, ho dovuto assumere comportamenti maschili anche contro la mia stessa volontà».

Nel suo percorso amministrativo si è occupata anche di sport. Secondo lei, come mai, nonostante gli sforzi compiuti, le discipline sportive femminili godono di minore attenzione rispetto a quelle maschili?

«Lo sport oggi offre molte occasioni alle donne di affermarsi. Penso ad esempio alla nostra squadra braidese di hockey femminile e alle tante atlete italiane di oggi e di ieri che si mettono in luce anche su scala internazionale. Il problema è che in un panorama dominato dal calcio maschile, tutti gli altri sport, considerati minori, hanno meno visibilità e rilevanza».

Davide Gallesio