All’Ue si parla di Turchia, ma la cimice è la minaccia

NOCCIOLE Prima le italiane. Intese come nocciole. L’interrogazione presentata nei giorni scorsi alla Commissione europea dall’onorevole Mara Bizzotto (Lega nord-Europa delle nazioni e delle libertà) sulla tutela delle nocciole nostrane dall’importazione massiccia di quelle turche ha scatenato quella che qualcuno (forse esagerando un po’) ha già ribattezzato «la guerra delle nocciole». L’interrogazione prende spunto dall’allarme lanciato nel novembre scorso dalla Coldiretti sui livelli troppo alti di aflatossine presenti nelle nocciole provenienti dal Paese asiatico. L’interrogazione chiede alla commissione se intende limitare il volume di importazioni di nocciole dalla Turchia fin quando i produttori non assicureranno standard di qualità pari a quelli dei Paesi Ue.

Ovviamente, dall’altra parte del Bosforo non l’hanno presa molto bene e sul sito specializzato nocciolare.it sono state riportate dichiarazioni da “guerra fredda”, riprese dal giornale Karadeniz gazetesi. Il più duro è stato il presidente della Camera dell’agricoltura di Ortahisar, Mustafa Bekar, che ha affermato: «Se le nocciole turche fanno male, allora che la Ferrero lasci la Turchia».

I Paesi Ue sono, da sempre, il principale mercato per le nocciole turche, assorbendone oltre il 75 per cento della produzione. Nicoletta Ponchione, vicepresidente del Consorzio di tutela della nocciola Piemonte Igp, ogni anno partecipa al vertice corilicolo tra Paesi Ue e Turchia: «Il tema delle aflatossine è delicato ed è sempre uno degli argomenti caldi nei vertici bilaterali tra Ue e Turchia. Ogni anno l’Europa rende pubblici le notifiche e i moniti rivolti alla Turchia su questo tema. C’è molta attenzione da parte europea sul problema delle aflatossine e sulla sanità di cosa si importa», afferma. E aggiunge che le aziende occidentali che si riforniscono sul mercato turco (o producono direttamente in quel Paese) fanno controlli accurati. A causare la presenza di aflatossine possono essere la cattiva essiccazione o un problema agronomico della pianta, fenomeni non rari in una realtà come quella turca nella quale, talvolta, la produzione avviene con standard qualitativi che appaiono piuttosto arretrati rispetto ai nostri.

Ma la «guerra» più urgente che i produttori piemontesi devono affrontare è quella contro la cimice asiatica. Nei giorni scorsi si è riunito l’osservatorio composto da Ferrero hazelnut company, Università di Torino, Agrion, Regione, Associazioni di categoria e di produttori ed è stato diffuso un vademecum per provare a limitare la presenza degli insetti. Spiega il presidente della fondazione Agrion, Giacomo Ballari: «Lo scorso anno, proprio grazie a questa azione di sensibilizzazione, abbiamo potuto registrare lievi miglioramenti nella diffusione di questo insetto. Purtroppo molte coltivazioni soffrono le cimici in modo evidente».

Corrado Olocco