Se memoria e parola vanno in crisi: la demenza

DEMENZA In Italia i pazienti affetti da demenza sono oltre un milione (di cui circa 600mila soffrono di Alzheimer), in continuo aumento per l’invecchiamento della popolazione. Circa 3 milioni di persone sono coinvolte nell’assistenza dei pazienti, i cui costi sono stimati tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno: quella che la fondazione Gimbe ha definito una rilevante emergenza socio-sanitaria con enormi implicazioni economiche.

Con Michele Dotta, direttore della neurologia dell’Asl Cn2, abbiamo fatto il punto sulla patologia e sulle terapie disponibili.

Cos’è la demenza?

«Si parla di demenza quando una persona presenta difficoltà di memoria associata a carenze di altre funzioni cognitive quali linguaggio, attenzione, capacità di ragionare e di risolvere problemi, di eseguire compiti motori complessi, di percepire correttamente lo spazio. Perché si possa fare diagnosi di demenza è necessario che i disturbi interferiscano con le normali attività».

Michele Dotta, direttore della neurologia dell’Asl Cn2

Come si manifesta?

«Nella sua forma più frequente con la malattia di Alzheimer; l’esordio avviene in genere con difficoltà nel memorizzare informazioni e apprendere nuovi compiti, cui si associano lievi problemi nel linguaggio e nel ragionamento. Si notano cambiamenti nel carattere, con un calo dell’iniziativa, una tendenza alla riduzione dei rapporti sociali, inizialmente difficili da distinguere dalla depressione. Vi sono forme di demenza in cui i disturbi di memoria sono meno evidenti mentre dominano il quadro le difficoltà nell’esecuzione oppure le alterazioni del comportamento».

a.r.

La diagnosi arriva dall’osservazione

Spiega Michele Dotta: «Possiamo stimare in circa 3mila le persone affette da demenza sul nostro territorio; molte di esse sono assistite dai servizi dell’Asl. Per quanto riguarda gli ambulatori della neurologia negli ospedali di Alba e Bra, nel corso del 2017 sono state circa 800 le persone valutate e seguite per questa problematica».

Riconoscere la demenza è complesso: «La diagnosi si basa sulla raccolta delle informazioni dal paziente e dai suoi familiari e con l’uso di test che indagano le diverse aree cognitive. Non è disponibile un esame che confermi o escluda la demenza; Tac e risonanza magnetica servono esclusivamente a dare delle indicazioni sulla causa della malattia», conclude il neurologo.

Dottor Dotta qual è la prognosi della demenza?

«Le forme degenerative sono purtroppo destinate a progredire, con un decorso variabile da paziente a paziente e nelle diverse forme. Nell’arco di alcuni anni i sintomi aumentano, sino a impedire di svolgere anche le attività più semplici; nelle fasi più avanzate la persona è completamente dipendente dagli altri, non è in grado di riconoscere e di comunicare, spesso ridotta all’immobilità».

Esistono delle terapie efficaci?

«Per adesso sono esclusivamente sintomatiche. In particolare nella malattia di Alzheimer sono disponibili farmaci che, nelle fasi lievi e moderate del morbo, ottengono un modesto miglioramento dei sintomi cognitivi e comportamentali, determinando un rallentamento nell’evoluzione del quadro clinico».

È possibile fare della prevenzione?

«Numerosi studi hanno dimostrato che vi sono fattori in grado di aumentare il rischio di demenza, in particolare ipertensione, obesità, dislipidemia, diabete, fumo, consumo di alcolici. La prevenzione principale è rappresentata dalla correzione di questi fattori di rischio e da uno stile di vita sano, con un’alimentazione corretta e una regolare attività fisica. È importante mantenere in esercizio la mente: impegnarsi in attività quali leggere, fare cruciverba giocare a carte, a dama o scacchi, favorisce i meccanismi di plasticità neuronale e aumenta la cosiddetta “riserva cognitiva”, riducendo le probabilità di ammalarsi. Un ultimo aspetto riguarda la socializzazione; è dimostrato che partecipare ad attività ricreative protegge dal rischio di demenza».

a.r.