Vino, nuovo boom della Doc Langhe

ENOLOGIA Dopo le risultanze climatiche e le prime favorevoli stime qualitative sull’annata 2018, già diffuse alla fine dell’anno scorso, è l’ora dei risultati quantitativi. A livello nazionale si parla di incrementi in doppia cifra, in certe aree almeno tra il 20 e il 30 per cento. E questo è possibile visto che il 2017 era stata un’annata secca e meno fertile del normale, mentre il 2018 ha potuto beneficiare di un andamento climatico più favorevole.

I dati relativi al vigneto di Langa e Roero sono disponibili grazie alla collaborazione del Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani e di quello del Roero. Restano fuori dall’analisi l’Asti, il Moscato d’Asti, l’Alta Langa e i vini della Doc Piemonte, denominazioni d’origine gestite da altri consorzi di tutela.

Prendiamo in considerazione l’andamento di dodici vini, cinque da Nebbiolo (Barolo, Barbaresco, Roero, Nebbiolo d’Alba e Alba), tre dal Dolcetto (Dolcetto d’Alba, Dogliani e Diano) e poi Barbera d’Alba, Verduno Pelaverga, Roero Arneis e il grande gruppo della Doc Langhe. Per facilitare l’analisi abbiamo preparato una tabella che presenta a confronto tra il 2017 e il 2018 i dati relativi alla superficie vitata e alla produzione effettiva. A livello piemontese, il passaggio tra il 2017 e il 2018 ha portato un nuovo incremento di superficie vitata e questo si è verificato anche in Langa e Roero: gli ettari vitati a denominazione di origine sono passati da 10.673 a 10.773, un incremento favorito dal grande sviluppo degli impianti di Arneis, Nebbiolo e del complesso della Doc Langhe, ma mitigato dagli arretramenti degli ettari di Barbera e Dolcetto.

La perdita di vigneti delle tre denominazioni a base di Dolcetto ha toccato la quota di 137 ettari e quella relativa alla Barbera d’Alba è stata di 42 ettari. Per quanto concerne i Nebbioli, sono cresciuti il Barbaresco (4 ettari), il Nebbiolo d’Alba (60 ettari) e il Roero (18), mentre il Barolo segna una piccola flessione (12 ettari).

Non disponiamo dei dati del Langhe Nebbiolo, ma si può presumere che abbia segnato un nuovo incremento, visto che la Doc Langhe nella sua globalità è salita di 114 ettari.

Per quanto riguarda i dati produttivi, il segno meno interessa in particolare le denominazioni legate al Dolcetto e, caso più unico che raro, il Barolo, che rispetto al 2017 perde una bazzecola, circa 90mila bottiglie.

Nel complesso la produzione effettiva in confronto al 2017 cresce di circa quattro milioni e mezzo di bottiglie, recuperando tutto ciò che si era perso l’anno prima. Valutando le cose in modo ragionato, si conferma ciò che si disse all’Anteprima vendemmia a Torino, in dicembre: il 2018 non è stato poi così abbondante come qualcuno aveva immaginato. È stato piuttosto un ritorno ai livelli del 2016, passata un’annata – il 2017 – molto scarsa.

Escludendo i vini del Dolcetto e il Barolo, la produzione di tutti gli altri è cresciuta, anche per la Barbera d’Alba, che pure ha perso una quota di impianti.

Le impennate più forti sono quelle dei due Roero, della Barbera d’Alba, del Barbaresco e, soprattutto, del complesso della Doc Langhe, che ha fatto registrare un significativo aumento di quasi tre milioni e 400mila bottiglie

Giancarlo Montaldo