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Ad Asti il Comune promuove l’affidamento famigliare

ASTI L’affidamento famigliare è al centro di una nuova campagna informativa voluta dall’Amministrazione comunale e volta a far conoscere questa importante istituzione, prevista dall’ordinamento civile, che consente a bambini e adolescenti di poter essere accolti in una famiglia affidataria quando quella di origine non è in grado di prendersi cura di loro. Si prospettano allora tre soluzioni: affidarli a parenti, ad altre famiglie o mandarli in comunità.

«Già nel settembre scorso – ha ricordato il sindaco Maurizio Rasero durante un recente incontro tra un gruppo di genitori affidatari e gli operatori sociali – l’amministrazione aveva deliberato sull’argomento, proponendo di fare passi avanti per ricercare nuove disponibilità di singoli e famiglie e rispondere, così, alle esigenze presenti nella nostra comunità».

«Siamo impegnati ad ampliare il nostro sguardo – ha aggiunto l’assessore alle politiche sociali Mariangela Cotto – favorendo quelle famiglie che vorranno per un po’ di tempo donare spazio nella casa e nella propria vita a un bimbo, progettando insieme quello di cui hanno bisogno».

All’incontro in Municipio ha partecipato anche Saveria Ciprotti, garante comunale dell’infanzia, con la quale il Servizio minori intende promuovere iniziative per la tutela e la prevenzione del disagio minorile. A oggi sono 77 i bambini in affido tramite i servizi sociali. Di questi, 13 sono in affido parentale, sotto la custodia di parenti diretti e, tra loro, anche un minore straniero. Altri 27 sono inseriti in un percorso di affido non parentale, quindi seguiti da famiglie che si sono rese disponibili ad accoglierli per il tempo necessario. Ben 37 vengono seguiti dalle famiglie affidatarie solo durante il giorno (affido diurno), per un monte ore definito con gli uffici dei servizi sociali. «Ma ci sono molti minori accolti in comunità – aggiunge  Mariangela Cotto – tra questi contiamo 23 stranieri non accompagnati e 12 minorenni italiani. Speriamo che anche per loro possa presto esserci una famiglia disponibile ad accoglierli».

Paolo Cavaglià