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Fallimenti: cambiano le regole

IMPRESE Recentemente il legislatore è intervenuto sul tema del fallimento, che, per prima cosa, non si chiamerà più così. Per capire meglio che cosa comporta per le aziende la nuova normativa abbiamo interpellato l’avvocato albese Dario Gramaglia.

Cosa è cambiato nella normativa del fallimento?

«Il legislatore ha voluto innanzitutto eliminare il termine “fallimento”, riconducendo tutte le procedure alla “liquidazione giudiziale”, con l’adozione di un unico modello processuale che dovrebbe essere più celere rispetto all’attuale. Nello stesso tempo ha introdotto le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale, destinate a incentivare l’emersione anticipata della crisi stessa per agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori, fuori dai tribunali».

Quando entra in vigore la nuova disciplina?

«Le prime norme, precisamente quelle di interesse societario, sono entrate in vigore il 16 marzo: sono già operative le modifiche agli articoli del Codice civile riguardanti gli assetti organizzativi dell’impresa e delle società, la responsabilità degli amministratori e la nomina degli organi di controllo. La modifica più importante entrata in vigore riguarda l’obbligo per l’imprenditore che operi sia in forma individuale, societaria o in qualunque altra veste, di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, per la rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, attivandosi di conseguenza. Le altre norme del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, cioè la parte prevalente, entreranno in vigore il 14 agosto 2020».

Quali le principali novità?

«Il legislatore ha definito lo stato di crisi, perno di tutta la riforma, come probabilità di futura insolvenza, e ha introdotto procedure di allerta interna ed esterna. Internamente gli organi di controllo societari, il revisore contabile e le società di revisione, quando rilevano indizi di crisi, devono avvisare immediatamente l’imprenditore perché assuma idonee iniziative. Esternamente, vi sono altri soggetti, definiti “segnalatori pubblici qualificati”, cioè l’Agenzia delle entrate, l’Inps e l’agente della riscossione delle imposte, i quali, in presenza di determinati presupposti – individuati dalla legge – devono invitare il debitore a sanare la sua posizione oppure ad attivarsi per accedere a una procedura di regolazione della crisi entro novanta giorni. Anche le banche e gli altri intermediari finanziari sono tenuti alla segnalazione».

Cosa succede se il debitore non sana il debito o non si attiva spontaneamente?

«L’inadempimento viene segnalato all’Organismo di composizione della crisi di impresa (Ocri), che punta a favorire l’accordo fra debitore e creditori con un accordo stragiudiziale, oppure attraverso una domanda di concordato preventivo o di ristrutturazione dei debiti».

Quale sarà l’impatto sulle numerose imprese del nostro territorio?

«Mentre le grandi imprese sono già preparate, così non è per quelle piccole e medie: deve cambiare immediatamente la mentalità. Fino a oggi, in presenza di crisi aziendale o di carenza di liquidità, l’imprenditore, spesso contando sull’assetto di natura familiare, ha di solito ritenuto di essere in grado di superare le difficoltà del momento contando sulle proprie forze e capacità, magari sperando in tempi migliori oppure richiedendo un aumento degli affidamenti bancari, o ancora tralasciando di pagare i contributi previdenziali o le imposte. Da adesso in avanti questo non è più possibile perché Inps e Agenzia delle entrate, quando il debito supera certe soglie, sono tenute a rilevare il segnale d’allarme e avvisare l’imprenditore dello stato di crisi».

In concreto come si devono comportare le aziende?

«Occorre affidarsi al proprio consulente per verificare la situazione odierna e quindi, in prospettiva, adottare gli strumenti più idonei, come impone già oggi il Codice civile, per evitare di trovarsi poi, all’entrata in vigore della legge, nella condizione di stato di crisi che farà attivare i soggetti pubblici».ù

Adriana Riccomagno