Non si può restare indifferenti verso chi soffre

PENSIERO PER DOMENICA – LE PALME – 14 APRILE

Parlare di dolore e morte non è mai bello, anzi è sempre tremendamente difficile. Lo è anche commentare il Vangelo della passione: sembra una sconfitta, ma non per chi ha fede nel Dio misericordioso tipico di Luca. Ci concentriamo sul cuore del lungo racconto lucano (22,14-23,56).

Gesù, sulla croce, ci rivela il vero volto di Dio: non un essere onnipotente e maestoso, felice, estraneo alla sofferenza degli uomini, ma un Dio che soffre con noi. Il suo amore incredibile lo ha portato a essere simile a noi, in Cristo, che, come ci ricorda san Paolo, «non ritenne un privilegio essere come Dio, ma svuotò sé stesso… divenendo simile agli uomini… facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,6-11). La nostra sofferenza lo tocca, al punto che Dio si trova su tutti i calvari del nostro mondo: in ogni persona che soffre c’è lui. Il modo più autentico di celebrare la passione di Gesù è allora essere attenti a chi vive la sua passione vicino a noi. Rimane tuttavia una domanda: può Dio aver voluto la croce? No. Dio ha mandato il suo Figlio per amore, per offrire la salvezza a noi che eravamo peccatori. Non è stato lui a volere la croce, ma gli uomini che hanno respinto Gesù e la sua offerta di un regno di giustizia e fraternità. Il Padre è stato vicino al Figlio, coerente fino alla fine nella sua offerta di amore agli uomini.

Come è morto Gesù? Luca anche nel racconto della passione sottolinea alcuni aspetti dell’umanità di Gesù, rivelando che egli è morto come aveva vissuto: offrendo la testimonianza della sua bontà, della sua vicinanza ai sofferenti, perdonando i peccatori. Pensiamo alle parole rivolte alle donne sulla via del Calvario: sembra preoccupato più della loro sofferenza che non della sua! Pensiamo alle parole di speranza al buon ladrone: anche sulla croce riesce a scacciare la paura e a infondere speranza. Pensiamo alle parole di perdono per i persecutori: anche a loro, come a tutti i peccatori incontrati nella sua vita, offre il perdono gratuito del Padre.

Di fronte alla passione possiamo avere tre atteggiamenti: l’indifferenza di molti dei protagonisti del racconto, evidentemente assuefatti a certe scene o la derisione, menzionata più volte in Luca: nelle autorità religiose, nel popolo, nei soldati, in uno dei compagni di sventura. Il terzo atteggiamento, quello che salva, è l’invocazione che sale dal buon ladrone: la preghiera, magari in ginocchio. Sempre, davanti alla morte si fa silenzio e si prega.

Lidia e Battista Galvagno