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Taricco: quota 100 danneggia gli altri cittadini che hanno diritto alla pensione

PENSIONI Il senatore del Pd Mino Taricco ha presentato in Senato un’interrogazione per porre l’attenzione sugli effetti che sta provocando la priorità data all’erogazione della pensione cosiddetta quota 100, su tutti quei cittadini in diritto di pensione secondo i requisiti comuni, che ne hanno fatto richiesta. Con il decreto-legge del 28 gennaio 2019 è stato introdotto in via sperimentale, per il triennio 2019-2021, il diritto a conseguire la pensione anticipata in presenza dei due requisiti: anagrafico pari a 62 anni e di anzianità contributiva minima di 38 anni, meglio conosciuto come quota 100. Per assegnare tali diritti di pensione, con decorrenza primo aprile, risulterebbero consentite, in via straordinaria, le liquidazioni provvisorie anche in assenza del certificato Unilav, ovvero del documento del datore di lavoro che attesta la cessazione del rapporto di lavoro, e risulterebbe inoltre che i premi di produttività ai dipendenti sarebbero legati alla velocità di definizione di tali pratiche, il tutto per accelerare i tempi di definizione delle domande, sostanzialmente a scapito delle pensioni con requisiti “comuni”.

Spiega il senatore Taricco: «A seguito della presentazione delle prime domande, si sta creando una situazione a dir poco paradossale; la volontà di accelerare la definizione delle pratiche correlate all’erogazione di quota 100 nella prima finestra utile, ha determinato un serio rallentamento nella definizione di tutte le altre pratiche, legate a pensioni di vecchiaia, anzianità o reversibilità, per tutti quei cittadini che hanno quindi chiesto o chiedono oggi la pensione secondo i requisiti comuni. Questa situazione rischia, da una parte di corrispondere ad alcuni quota 100 ratei indebiti e dover poi procedere, in un secondo momento, al loro recupero, mentre invece si dovrebbe procedere in via preventiva a ogni opportuna verifica di corrispondenza tra le dichiarazioni rese nella domanda e le informazioni presenti in Unilav, come avviene, peraltro, per qualsiasi altro cittadino che richiede la pensione normale.   D’altra parte, l’inserimento di premi di produttività legata alla definizione delle quote 100, ai dipendenti, e la conseguente accelerazione dei tempi di definizione delle domande, rende quanto meno evidente la volontà dell’amministrazione di favorire la definizione celere delle pensioni quota 100, il che in sé non sarebbe un problema se fosse attuato a condizioni ordinarie, e soprattutto se non comportasse un ritardo nella trattazione delle pensioni comuni».

Conclude Taricco: «Ho voluto interrogare i ministri interessati per domandare loro se non ritengano ingiusto e ingiustificato porre su un binario preferenziale la definizione delle pratiche, la liquidazione e l’erogazione delle pensioni per quota 100, a scapito di quelle normali, determinando appunto un evidente danno nei confronti di ogni altro cittadino che ha avanzato richiesta per pensioni diverse.  Lascia poi decisamente sconcertati la decisione delle deroghe, le premialità promesse e una velocità di procedimento non garantita a nessun’altra pensione normale, anche perché l’applicazione di dette scelte per le sole pensioni quota 100 finirà per determinare ingiustificate sperequazioni e ritardi a tutte le altre domande di pensione a cui hanno diritto i cittadini italiani».