Casa diocesana di Sampeyre: da 25 anni il sogno continua

ALBA Cinquant’anni fa – era il 1969 – gli americani sbarcano sulla Luna e l’Azione cattolica albese sbarca a Cesana Torinese iniziando la stagione dei “campi-scuola”, ospitati in casermette militari rabberciate, una sistemazione garibaldina, ma non scapigliata. Tutti lo sanno e nessuno fa il difficile. Là c’è qualcosa di speciale in termini di libertà, di umanità, di fede.

Il pilota dell’operazione è don Camillo Olivero, un prete buono e fedele, saggio e intelligente. A Cesana prende forma lo stile di Chiesa conciliare e quella forma adulta e piena di laicità cristiana che ne consegue. Don Camillo muore nel 1976, a 51 anni: il suo cuore è frusto, il sorriso però non scompare dal suo volto. Cesana continua nel suo nome. Finché la precarietà di quelle case costringe: chiudere o trovare altro.

Don Tony Tarabra che ne ha raccolto il testimone, con il sostegno di tutta l’Ac e del vescovo Fausto Vallainc, inizia la ricerca di una nuova sede, questa volta, di proprietà. È un sogno. Finalmente spunta un’opportunità a Sampeyre. Bisogna acquistare i terreni, progettare, costruire, allestire e… trovare i soldi.

Con quello edilizio e amministrativo prende avvio un enorme cantiere di Chiesa, di generosità, di presenza e di fiducia. Un’opera corale, sinodale ante litteram. Non è una scommessa, ma un collettivo atto di responsabilità e di coraggio, di fede e di futuro. Tant’è che, qualche anno dopo, il nuovo vescovo Giulio Nicolini resta perplesso. Non trova pianificazioni, budget e burocrazie. Pensa di trovarsi di fronte a dei visionari, sempliciotti e irresponsabili, ingenui e incapaci. Sì è difficile credere a un sogno. Ma se esso diventa collettivo, sprigiona risorse ed energie inimmaginabili. Soprattutto una concretezza e una tenacia più forti degli ostacoli.

Così nell’estate 1994, 25 anni fa, la nuova casa di Sampeyre è finita e apre. Il sogno si è avverato. Ma è lo stesso del 1969: mostrare a tutti, di qualunque età e condizione, il volto bello e sorridente di Gesù e della Chiesa. In questi 50 anni sono ormai migliaia le persone che l’hanno conosciuto. E, come in ogni faccenda di cuore, nessuna contabilità o statistica è stata tenuta. Ed è bene e bello che sia stato così: c’è un mistero delle persone da rispettare e da contemplare, dove tutto è Grazia.

 

A Sampeyre il 1° maggio si è fatto festa per questi 25 anni e ora il sogno continua.

Piero Reggio