Pertosse: più esami per scovare tutti i casi

Sulle vaccinazioni ora il rischio è che si verifichi il caos

SALUTE La pertosse è una patologia altamente contagiosa, causata dal batterio bordetella pertussis; come suggerisce il nome, è responsabile di una tosse persistente, che può durare fino a dieci settimane. Può presentarsi a qualsiasi età, ma è più frequente nella prima infanzia: nei casi più difficili può arrivare a causare gravi complicanze. Negli adulti, invece, raramente si verificano conseguenze severe. Abbiamo fatto il punto sulla patologia con il direttore del servizio vaccinazioni-profilassi malattie infettive dell’Asl Cn2 Franco Giovanetti.
Quanti sono i casi?
«Gli ultimi dati italiani disponibili sulla pertosse riguardano il 2017, con 964 casi segnalati; nella nostra Asl, dal 2003 i casi segnalati sono meno di dieci all’anno. A partire da quest’anno le segnalazioni sono destinate ad aumentare, in quanto la Regione ha aderito a un progetto di sorveglianza nazionale che prevede esami avanzati per identificare i casi lievi che in precedenza non venivano diagnosticati. Negli adolescenti e negli adulti i sintomi possono essere lievi e la malattia può non essere riconosciuta».
Quali le conseguenze di questa mancata diagnosi?
«C’è un rischio di trasmissione ai neonati non ancora vaccinati che possono sviluppare, in caso di malattia, complicanze gravi, fino al decesso: la mortalità per pertosse è concentrata nei primi mesi di vita. A partire da quest’anno i servizi di igiene e sanità pubblica, oltre ad effettuare un’indagine epidemiologica, inviano i campioni biologici al laboratorio regionale. Anche i reparti di pediatria sono coinvolti in questa sorveglianza». <QM>a.r.

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