Sensori del Politecnico per le rilevazioni meteo nei vigneti

RICERCA Da quando, nel XIX secolo, hanno fatto la loro comparsa sulle nostre colline le malattie fungine come la peronospora e l’oidio, i viticoltori hanno sempre cercato di avere a disposizione elementi informativi e strumenti tecnici per tenere a bada questi parassiti, allo scopo di conseguire adeguati risultati in termini di maturazione delle uve e di produzione dei vini. Decennio dopo decennio, la ricerca e la tecnologia hanno messo a loro disposizione vari strumenti finalizzati a tali scopi, sulla base anche delle capacità operative che ogni epoca possedeva. Particolarmente utili a tale proposito sono state le cosiddette capannine meteo, che per circa quarant’anni hanno sostenuto i viticoltori e i loro tecnici nell’individuare le condizioni favorevoli alle infezioni fungine della vite. Con il passare del tempo, però, sono emersi anche vari aspetti negativi delle capannine, dal momento che sono strutture di un certo ingombro, necessitano sia di copertura telefonica, per trasmettere le informazioni raccolte, sia di supporti di alimentazione energetica, che non sempre sono disponibili in vigneto.

Ecco allora la novità del Politecnico di Torino, che nel 2013 si è avvicinato al mondo del vino. Alcuni suoi ricercatori, in particolare Daniele Trinchero (oggi responsabile del progetto iXemWine), hanno cominciato a sviluppare dei sistemi di monitoraggio innovativi e alternativi per individuare il momento migliore per gli interventi fitosanitari (telecamere tascabili, palloni meteostatici ecc.). La proposta si è concretizzata in modo complessivo con il progetto iXemWine, grazie al quale Trinchero e i suoi collaboratori hanno messo a punto un sistema integrato di sensori di rilevazione e apparecchi di trasmissione in grado di superare i limiti strutturali e operativi delle capannine meteo. Le ridotte dimensioni dei sensori e i loro bassi costi permettono di posizionare questi strumenti in numero molto superiore, facilitando una maggiore precisione delle rilevazioni.

Alcuni ricercatori del Politecnico di Torino con una delle apparecchiature utilizzate.

Ogni sensore ideato da iXemWine esegue due misurazioni secondo questi abbinamenti: bagnatura fogliare a doppia faccia, temperatura e umidità relativa dell’aria, pluviometro e anemometro, temperatura e umidità del terreno e irradiazione solare in doppia banda. Ma c’è di più. Il nuovo meccanismo prevede che i dati rilevati dai sensori siano raccolti e trasferiti su Internet attraverso canali radio dedicati che usano le tecniche di trasmissione sviluppate dagli iXem lab. I sensori possono essere raggiunti anche da sessanta chilometri di distanza, mantenendo consumi energetici molto bassi e superando i limiti derivanti dall’assenza di copertura.

Un ulteriore aspetto innovativo del progetto è legato alla decisione di costruire una piattaforma condivisa: i dati meteo misurati in ogni vigneto non sono accessibili solo al proprietario, ma vengono messi in condivisione per tutti. In questo modo, la difesa delle coltivazioni viene resa capillare e pervasiva, anche grazie all’uso adeguato dei nuovi strumenti tecnologici. L’avvio della nuova piattaforma è recentissimo: è stata presentata al Politecnico di Torino il 27 marzo, ma – in circa due mesi – ha raggiunto i quattrocento utenti registrati, 35 dei quali hanno già installato tali sensori. I punti di misura operativi sono cento e sono localizzati in quattro Regioni: Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Sardegna. Gli iXem lab ne stanno accompagnando la crescita territoriale, rendendo la copertura sempre più capillare e installando in media quattro ricevitori a settimana. Il progetto iXemWine è seguito con attenzione da vari istituti agrari, tra i quali la scuola enologica di Alba, dai centri tecnici delle organizzazioni professionali agricole e da molti consorzi di tutela, tra i quali anche il Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani.

Giancarlo Montaldo