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Alle famiglie serve un nuovo modello sociale

Nella Granda le persone sono oppresse da stress e frenesia, ma possono contare su dei legami solidi. Fondazione Crc raccoglie idee

ALBA Pietro Boffi è responsabile del centro di documentazione Cisf (centro studi sulla famiglia). A Cuneo è intervenuto per introdurre il nuovo piano di bandi e finanziamenti messo in campo dalla fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e raccontato da Gazzetta d’Alba a inizio maggio.

Pietro Boffi, ricercatore del Cisf.

Il contesto è complesso: gli individui soffrono, in un tempo dominato dallo sfaldamento delle relazioni e dagli aspetti materiali a discapito di quelli emotivi. Dal Governo piovono promesse, ma condite di retorica e propaganda. Ha spiegato Boffi: «Le politiche del Governo sulla famiglia stanno producendo effetti sfavorevoli sulle famiglie stesse. Pensiamo al reddito di cittadinanza: la misura penalizza i nuclei con molti figli. Anche la famosa quota 100 nell’ambito della riforma previdenziale si rivela dannosa, perché dedica innumerevoli risorse finanziarie a una fascia di popolazione anziana, mentre in questo momento il Paese avrebbe bisogno di linfa vitale per i giovani e le nuove generazioni. Il problema della denatalità sta diventando sempre più urgente, il Paese sta invecchiando e noi dobbiamo dedicare attenzione ai ragazzi di domani».

Sulla realtà cuneese: «Il tessuto relazionale e comunitario nella provincia Granda è molto sviluppato. Le persone possono contare su legami familiari solidi che intervengono nei momenti di criticità e sovente rappresentano la fonte di aiuto primaria. I nuclei si presentano dunque coesi, ma denunciano tra i problemi principali un diffuso senso di insicurezza, stress e frenesia, portati essenzialmente da un vivere sociale molto esigente e improntato sulla velocità o sull’accumulo di impegni. Tra i problemi comunicati dalle famiglie, risultano meno onerosi rispetto allo stress, ad esempio, l’impegno per la cura e l’educazione dei figli oppure le difficoltà economiche. Ancora più in basso nella “classifica delle preoccupazioni” compaiono le malattie e i problemi di salute».

Perciò, cosa domandano i cuneesi per stare meglio? Boffi: «Alcune facilitazioni lavorative, ad esempio il tempo di lavoro part-time e il telelavoro. Poi maggiori spazi di aggregazione, come strutture sportive o piscine. Emerge da quest’ultimo punto la grande necessità di stabilire vicinanza e relazioni».

In un contesto, aggiungeremmo noi, fortemente atomizzato dove gli individui vivono vite separate, non connesse e quindi fonte di solitudine e stress permanente.

Nelle prossime settimane inizierà la raccolta di idee da parte della fondazione per migliorare la situazione socio-familiare in provincia di Cuneo. L’intervento si articolerà lungo quattro assi: la conciliazione tra tempi di lavoro, famiglia e comunità, il supporto alla genitorialità e alle famiglie, la prevenzione e gestione dei conflitti, la collaborazione intergenerazionale e di comunità. Per informazioni è possibile visitare il sito della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.

v.g.

I genitori vorrebbero più tempo

Il 92 per cento di chi ha figli ritiene che nella vita non esista successo più grande che essere un buon genitore. Allo stesso tempo, madri e padri stanno sperimentando un nuovo mix genitoriale, in equilibrio tra l’imporre una disciplina e incoraggiare l’autonomia. Queste alcune delle considerazioni che emergono dalla ricerca promossa dal colosso dolciario Ferrero e presentata a maggio a Milano.

Lo studio si chiama Kinderometro e ha coinvolto in Italia oltre mille tra ragazzi e genitori, quattromila in tutta Europa. Tra i risultati emerge come per il 55 per cento degli adulti essere un buon genitore voglia dire innanzitutto avere fiducia in sé, per il 45 per cento insegnare al proprio figlio a perseverare e per il 42 per cento a sviluppare la propria personalità.

Quasi la metà degli intervistati pensa che essere un buon genitore significhi soprattutto fornire un quadro di regole, imporre limiti e mostrare fermezza, mentre il 51 per cento crede che l’elemento primario sia il lasciare quanta più indipendenza possibile al proprio figlio e concentrarsi sulle sue aspirazioni e desideri. Altri dati importanti: l’88 per cento dei ragazzi dagli 11 ai 15 anni ha il proprio smartphone, così come il 24 per cento dei bambini dai 7 ai 10 anni. La tecnologia diventa dunque un elemento non più ignorabile nello spiegare la costruzione delle identità.

Infine emerge come uno dei vissuti più ricorrenti sia la sensazione che la vita scorra troppo velocemente: il 78 per cento dei genitori non trova mai il tempo per tutto quello che vorrebbe fare, e il 65 per cento, se potesse scegliere, preferirebbe avere più tempo piuttosto che più denaro.

v.g.

Alberto Pellai: «La maggioranza dei bambini desidera solo una mamma e un papà più rilassati»

Alberto Pellai è scrittore e psicoterapeuta. Vive e lavora a Milano. Lo incontriamo per parlare di famiglia, della società che plasma ogni giorno le nostre vite e di bambini. L’azienda Ferrero ha promosso una ricerca sulle famiglie.

Quali sono, secondo lei, i risultati più importanti per i genitori di oggi?

«Emerge dalla ricerca un mondo performativo e competitivo, che costringe a prestazioni talvolta molto stressanti. I genitori moderni nella maggioranza dei casi hanno come obiettivo principale la felicità dei figli, ma questo sovente porta a sensi di colpa – soprattutto nei casi in cui non si crea una situazione di perfezione».

Quale invece il vissutodei bambini?

Alberto Pellai è scrittore e psicoterapeuta

«Vivono la famiglia come un riparo e, se dovessero dire qualcosa ai genitori, sarebbe: vivete più rilassati. Servono madri e padri che siano anche in grado di “godersela”, perché questo stato di rilassatezza e serenità viene poi respirato dai figli. Il trasporto da un luogo all’altro è una delle attività che impegnano maggiormente il tempo dei genitori sottraendolo a quello per i figli. Sovente i ritmi della vita quotidiana hanno come conseguenza stress e preoccupazioni, ma i figli avrebbero bisogno di genitori che sanno stare e vivere non solo “per” i bambini ma anche “con” i bambini».

Nel 2017 ha scritto un libro dal titolo Ammare, che parla di migrazioni e cambiamenti sociali. Come questi temi si intrecciano alla famiglia?

«Viviamo una profonda trasformazione della struttura sociale. Lavoro con istituti scolastici dove la maggioranza di studenti è straniera, quindi dobbiamo prendere atto che esistono contesti dove l’accoglienza e l’inclusione in realtà rappresentano processi collaudati e compiuti. I bambini conservano al proprio interno una visione speranzosa verso il futuro (atteggiamento che definirei innato), a cui si contrappone l’immagine piena di pregiudizi proveniente da un certo mondo della politica. La domanda che può sorgere in un figlio è: io a chi devo credere? Qual è la visione del mondo che meglio descrive la realtà? Non dobbiamo creare per i piccoli fattori di rischio, ma elementi di protezione».

Valerio Giuliano