Con Paolo Tibaldi scopriamo il significato della parola piemontese “Smans”

ABITARE IL PIEMONTESE

Smans: Semente, semenza, origine

A San Pé, se ‘ȓ gȓan o ȓ’è nan tajà, o ȓ’è da tajé! – A San Pietro (29 Giugno), se il grano non è tagliato, è da tagliare! È cominciata l’estate ed è partita anche l’ultima settimana di giugno, quella dei Santi Pietro e Paolo. Oltre a festeggiare l’onomastico, però, c’è una parola che mi piacerebbe proporre in questo periodo dell’anno; parola che mi ero appuntato da tempo e mi ha sollecitato un collaboratore di Gazzetta che legge sempre con attenzione la rubrica di piemontese. La parola è smans, per qualcuno anche smèns o smàins.

Oltre al suo significato più intrinseco che ha a che vedere con la semina, vi sono alcuni modi di dire che coinvolgono questa parola e le restituiscono un efficace significato in qualsiasi circostanza essa venga utilizzata. Facciamo qualche esempio: la cosiddetta smans dij chëȓios altro non è che la curiosaggine più ossessiva; quando una persona possiede virtù fuori dal comune, si dice che i-i è pardusse ȓa smans, si è perso il seme per replicarne altre tali e quali; infine, quando ci si imbatte in un pignolo che cerca di complicar la vita a sé stesso e agli altri, si dice che o va a tȓové ȓa smanss dij gȓatacù, letteralmente cerca i semi della rosa canina.

Oltre ad all’approfondimento di una parola che ha fatto la storia nel Piemonte rurale, viene fuori una bella metafora anche a proposito di un tema caldo di questi tempi, le dilapidazioni del denaro pubblico. I contadini piemontesi dicevano: «ës mangiuma ‘ȓ gran da smans» («ci mangiamo il grano da semina») per indicare quei periodi di spreco (o di carestia) in cui si brucia il futuro. Infatti se oggi si fa il pane con la semente del grano, domani si è costretti a ‘tirare la cinghia’.

Ecco dunque che entra in gioco un altro compito della rubrica, ovvero quello di mettere qualcosa nella bìssoȓa del nostro piemontese, vale a dire il salvadanaio storico-culturale. C’era un tale, piuttosto conosciuto, che pur non essendo piemontese riuscì con la poesia a veicolare bene questo messaggio utilizzando la parola di oggi. Diceva così: Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.

Paolo Tibaldi