Le donne attive nell’agricoltura, custodi preziose di cibo e natura

SOSTENIBILITÀ  «Le donne in agricoltura, da sempre custodi silenziose di saperi gastronomici, hanno un ruolo chiave per il futuro del cibo e del pianeta. È giunto il momento di parlarne e di dar loro voce». Le parole di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, annunciano un duplice evento (venerdì 31 maggio a Pollenzo e sabato 1° giugno ad Alba) che parlerà di energie antiche, di terra e ruoli sociali. Di come la figura femminile possieda in questo momento storico carattere rivoluzionario e di riscatto, anche per quanto riguarda il rapporto dell’umanità con il contesto naturale.

Coltivare e custodire è un appuntamento ideato dalle aziende vitivinicole Ceretto e dall’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. Concetto chiave sarà quello di sostenibilità, intesa come priorità da stabilire prima ancora che la produttività o la redditività: il rispetto dei valori della natura, nelle coscienze comuni, dovrà iniziare a contare più degli aspetti finanziari.

Spiega Roberta Ceretto, terza generazione alla guida dell’azienda che ospiterà la seconda parte dell’evento: «Continuiamo con entusiasmo questo percorso con l’Università di scienze gastronomiche, con cui condividiamo un genuino amore e rispetto per la terra. Questo sentimento passa dalla cura del paesaggio alla pratica di un’agricoltura sostenibile, fino al rispetto della tradizione e all’impegno a consegnare una terra sana al futuro». Intenso il programma di Coltivare e custodire: il primo giorno è venerdì 31 maggio a Pollenzo alle 15, nei locali dell’Università di scienze gastronomiche, con il conferimento della laurea honoris causa a Vilda Figueroa Frade – impegnata da decenni a Cuba nel progetto di conservazione degli alimenti, dei condimenti e delle erbe medicinali. Si prosegue sabato 1° giugno alle 10.30 sempre a Pollenzo, con la tavola rotonda “Dai campi e dalle cucine: donne, quante storie!”. Alle ore 13 è in calendario il “Pranzo a 8 mani: 4 donne, 4 piatti, 4 nazioni” in collaborazione con la Brigata delle tavole accademiche. Bela Gil (Brasile), Amy Lim (Hong Kong), Elide Mollo (Italia) e Laura Rosano (Uruguay) propongono un loro piatto simbolo.

Nel pomeriggio di sabato l’iniziativa trasloca nella tenuta Monsordo Bernardina di Alba, dove dalle 16 alle 21 si alterneranno racconti ed esperienze di pratiche etiche e sostenibili in agricoltura. A seguire l’incontro “Le buone pratiche”: con protagonisti provenienti da Uruguay, Olanda ed Etiopia, impegnati in progetti di difesa dell’ambiente e valorizzazione sociale; interverranno Bruno Ceretto e Carlo Petrini.

Si conclude la serata con la presenza eccezionale dell’attrice e scrittrice Lella Costa che legge Il pranzo di Babette, uno dei racconti più belli e famosi della scrittrice danese Karen Blixen.

m.v.

Circa 6mila le titolari di aziende agricole

Le imprese femminili in provincia di Cuneo nel 2018 erano 15.462 e rappresentavano il 22,7 per cento di quelle complessivamente registrate. Quattro su dieci svolgono la propria attività nel settore dell’agricoltura (quindi circa seimila), otto su dieci sono imprese individuali, l’11,6 per cento è guidato da giovani donne, il 6,6 da straniere. Sono i dati della Camera di commercio di Cuneo. Eppure, si rilevano sofferenze nel comparto a conduzione femminile. A fronte della nascita di 863 aziende (quota in diminuzione rispetto al 2017, quando le iscrizioni ammontavano a 952), nel 2018 ne sono cessate 1.005. Il saldo tra i due flussi è risultato, dunque, negativo per 142 unità. Si contrappone invece lo sviluppo delle basi imprenditoriali di attività immobiliari (+2,1 per cento) e altre attività di servizi (1,2 per cento).

m.v.
Bela Gil spiega in Tv il nesso tra gli alimenti la salute e l’ambiente

L’INTERVISTA Bela Gil è una studentessa di Pollenzo. Solo per quest’anno. La sua vita “vera” si svolge in Brasile nel ruolo di scrittrice di bestseller, protagonista di programmi televisivi, esperta di cibo riconosciuta a livello nazionale. Abbiamo incontrato Bela prima del suo intervento alla rassegna Coltivare e custodire, scoprendo una donna che utilizza celebrità e successo non come mezzi di narcisismo o accrescimento del proprio “io”, ma come possibili soluzioni per aiutare le fasce deboli della popolazione a guadagnare spazi di azione e maggiore accessibilità alle risorse.

La scrittrice Bela Gil ora è una studentessa all’Unisg di Pollenzo.

Il suo rapporto col cibo non si esaurisce nella dimensione lavorativa, ma in quella personale, affettiva.

«Lavoro da molto tempo col cibo, che vedo come un mezzo per la “trasformazione” in senso ampio. Ho iniziato la carriera come chef e nutrizionista perché credo nel potere curativo della buona alimentazione, non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista ambientale, culturale, economico e politico. Penso che il cibo possa rendere noi e la società malati o sani, a seconda della quantità e della qualità consumate. Perciò una volta “entrata” nel mondo della televisione ho iniziato a cucinare pasti sani con cibi culturalmente appropriati, soprattutto piatti vegani, per mostrare al pubblico come il cibo influisce sulla nostra salute e sull’ambiente».

Quale la reazione degli spettatori?

«Ogni giorno ricevo messaggi di persone che mi ringraziano per le ricette e i consigli, che hanno reso la loro quotidianità molto più sana. Tuttavia, dopo alcuni anni ho capito che il mio lavoro aveva un grande limite: solo le persone con possibilità economiche potevano seguire i suggerimenti e le ricette. Volevo quindi impegnarmi in politiche pubbliche al fine di creare opportunità per tutti di avere accesso al buon cibo».

È allora che arriva l’associazione Slow Food?

«Esatto. Sono membro Slow Food dal 2008 e nel 2013 ho incontrato Carlo Petrini in Brasile. Sono stata subito colpita. Siamo diventati amici, lui continuava a parlarmi dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. L’anno scorso ho deciso di prendermi una pausa dalla televisione e venire in Italia, a Pollenzo, per seguire un master sulla cultura alimentare mondiale e la mobilità».

Cosa pensa del ruolo delle donne in agricoltura e nel mondo del cibo, oggi?

«Penso che le donne avrebbero lo stesso potere degli uomini in ogni campo. È la società ad aver creato la mitologia secondo cui noi non siamo in grado di avere performance analoghe alla controparte maschile. Abbiamo molto per cui lavorare, dallo smettere di essere maltrattate e stuprate a ottenere parità di stipendio nelle varie mansioni svolte. Ciò che più mi interessa ora è ottenere il riconoscimento del lavoro di cura non retribuito. Il diritto di essere retribuite per queste mansioni è qualcosa per cui sto iniziando a lottare».

m.v.

«La chimica va abbandonata»

LA STORIA Arianna Marengo ha 37 anni e vive a Cherasco. La sua è una storia associata alla biografia di Bela Gil  per affinità di contenuti e di valori sottostanti. Dopo aver conseguito la laurea in economia dell’ambiente, Marengo ha iniziato a lavorare in collaborazione con Slow Food. La storia di Arianna si intreccia in particolare a quella dell’azienda agricola di Mombarcaro I pascoli di Amaltea.

Arianna Marengo è laureata in economia dell’ambiente e in cascina collabora con Alessandro Boasso di Alba.

Spiega: «Con Alessandro Boasso di Alba gestisco questa azienda agricola biologica dove alleviamo 40 pecore e 35 capre. Produciamo i formaggi a latte crudo senza aggiunta di fermenti; Alessandro si occupa degli animali e della terra. Ha iniziato lui 12 anni fa, acquistando la cascina e costruendo le fondamenta dell’attività da zero. Non siamo figli di contadini, ma abbiamo imparato poco a poco a condurre l’azienda secondo la nostra filosofia: quella dell’agricoltura biologica, parola che può essere sinonimo di “pulita”».

Chiediamo ad Arianna se ritiene che la condizione femminile in agricoltura sia ancora sfavorita o sbilanciata in termini di potere rispetto agli uomini. «Il problema della condizione della donna è generale, non riguarda solo l’agricoltura», risponde. «Mi piace in ogni caso vedere ciò che c’è di buono intorno a me. A questo proposito, conosco tante donne che portano avanti dei bellissimi progetti in agricoltura, anche con risvolti sociali, in autonomia o con i propri familiari. Ciò accade anche e soprattutto nelle aree cosiddette marginali (penso all’alta Langa e alle vallate cuneesi)». E conclude sull’universo agricolo locale: «Penso sia assolutamente necessario abbandonare la chimica, ci sono ancora troppi campi diserbati mentre i pesticidi sono impiegati massicciamente, specie quassù nei noccioleti. L’imperativo è coltivare in modo pulito. Poi accorciare la filiera: è assolutamente necessario chiudere il cerchio, il contadino deve raggiungere il consumatore finale, trasformando le materie prime che ha coltivato».

Matteo Viberti