Sughero o capsula: la disfida dei tappi

VINO Il settore delle chiusure per il vino è quanto mai dinamico. Inoltre la forte concorrenza tra i vari prodotti immessi sul mercato è la migliore garanzia verso traguardi sempre migliori in fatto di qualità, immagine, sicurezza alimentare e tutela ambientale. Due i protagonisti di questa sfida: il tappo in sughero e la capsula a vite. Domanda d’obbligo: in un futuro non lontano la nostra bottiglia di vino verrà stappata o semplicemente svitata? Prendiamo in esame la capsula a vite. È in crescita il suo utilizzo, soprattutto per i vini esportati verso Inghilterra, Canada, Usa, Germania o Paesi dell’emisfero Sud. Di fatto molti contratti di acquisto da parte degli importatori prevedono l’utilizzo esclusivo di questa chiusura.

Occorre precisare che, in questi ultimi anni, è migliorata sotto tutti i punti di vista. Colori accattivanti, correlati a processi di stampa a forte rilievo in testa o sulla parete. Novità anche sulle guarnizioni: quella più usata resta il saranex, ma quella in polietilene garantisce una tenuta fino a 5 bar a 20°c. Pertanto utilizzabile su tutti i vini frizzanti. Occorre ricordare che nell’estate 2012 si è avuto il via libera ai tappi alternativi, grazie alla modifica ai disciplinari Doc-Docg. Oggi, comunque, risulta anche in crescita l’utilizzo di detta chiusura per i vini rossi di pregio. Resta aperto un problema: quanto ossigeno serve al vino per un lungo affinamento in bottiglia? Niente, pochissimo, poco? È sufficiente quello contenuto nel vino o nello spazio di testa, oppure sono necessarie micro ossidazioni legate ad una chiusura permeabile comunque all’ossigeno?

Sentiamo in proposito il ragionier Paolo Araldo, titolare di un’azienda di Calamandrana. È il distributore di una delle capsule a vite maggiormente conosciute sul mercato mondiale. Porta il nome Stelvin ed è prodotta dal gruppo Amcor flexibles capsules France. Paolo spiega: «Oggi è disponibile anche la nuova linea Inside che offre quattro guarnizioni con diversi livelli di permeabilità controllata. Sono in corso varie sperimentazioni in note cantine piemontesi per testarlo sui vini rossi di pregio destinati al mercato estero. Nello scorso anno le vendite in Italia di Stelvin hanno superato i cinquanta milioni di pezzi».

Ornella Correggia, nota imprenditrice del Roero: «Ormai il 50 per cento della nostra produzione è tappato con il tappo a vite Stelvin. La scelta non è di carattere economico: in verità, dopo accurate sperimentazioni, iniziate nel 2008, sono convinta che fosse la soluzione migliore per certe tipologie di vino. Uso il tappo a vite sul 50 per cento delle bottiglie di Arneis Roero e sul cento per cento di Brachetto secco. In percentuali minori anche su Barbera d’Alba e Roero. Abbiamo in listino un Arneis Roero vendemmia 2013 – sottozona Val dei Preti – in Canale, imbottigliato nel 2014 e conservato con il tappo a vite per oltre cinque anni. I caratteri sensoriali specifici dell’Arneis sono ancora presenti ai massimi livelli. Quanto sopra fa parte del progetto Universo nel bicchiere di vino, correlato all’asteroide Matteo Correggia. È stato ideato dal professor Zappalà, per molti anni astrofisico di Pino Torinese.
L’etichetta della bottiglia sopracitata riporterà un’immagine della Nasa, raffigurante il pianeta Giove».

Lorenzo Tablino