Anche la Diocesi di Alba avrà l’infermiere di comunità in parrocchia

ALBA È partito ufficialmente il progetto “Infermiere di comunità”, che subito dopo la diocesi di Roma, vedrà da settembre coinvolte anche la  diocesi di Alba  e quella di Tricarico (Matera), in collaborazione con le Asl di appartenenza. Il progetto intende sperimentare la presenza di un infermiere di comunità inviato dalla Asl in parrocchia. La rete di contatti e relazioni sociali sul territorio, tipica delle parrocchia, con i suoi agenti pastorali, viene messa a disposizione del Servizio sanitario nazionale per far emergere i bisogni e le necessità della popolazione. Dopo aver raccolto istanze e necessità, un referente di pastorale della salute condivide i dati con l’infermiere che si incaricherà di attivare procedure e servizi utili al soddisfacimento delle richieste.

Don Domenico Bertorello, direttore diocesano Ufficio pastorale anziani e salute illustra il progetto: «A breve riceveremo dall’Ufficio nazionale di pastorale della salute e dall’Asl Roma 1 i documenti necessari ad attivare la convenzione tra il nostro Ufficio diocesano di pastorale degli anziani e della salute, e l’Asl Cn2 Alba Bra. Siamo orgogliosi di essere stati scelti per la sperimentazione, che vedrà sul nostro territorio la presenza capillare di un infermiere (o comunque di un operatore sanitario) nominato dell’Azienda sanitaria locale, per lavorare in sinergia con i responsabili delle parrocchie coinvolte.

Abbiamo pensato indicativamente alla realtà dell’alta Langa, nella zona delle Unità pastorali di Cortemilia (Up 27) e di Feisoglio (Up 28). Si tratta di convogliare le energie verso una popolazione che nella nostra diocesi, per la conformazione del territorio, la dispersione demografica e la distanza da Alba, necessita di maggiori attenzioni. Il progetto vuole stimolare, parrocchie e Asl insieme, ad avere uno sguardo concreto di aiuto, ai fini di raggiungere i cosiddetti “irraggiunti”, ossia quella fascia di persone, per lo più anziane, che per motivi di tempo e di ordine culturale, fanno più fatica a essere agganciati dai servizi territoriali socio-assistenziali. Manca infatti ancora una cultura della prevenzione e spesso la richiesta di aiuto non riesce a pervenire per tempo».

Don Domenico Bertorello, direttore diocesano Ufficio pastorale anziani e salute

«Siamo consapevoli che l’infermiere di parrocchia non dovrà diventare un distributore di servizi di tipo farmaceutico-ambulatoriale, ma un attivatore (insieme agli animatori pastorali presenti in loco) di energie e un ulteriore canale motivazionale.  Abbiamo fin d’ora bisogno della collaborazione stretta dei parroci e dei loro collaboratori laici, affinché il servizio offerto possa essere il più possibile efficiente, e il progetto possa raggiungere così il suo scopo, di favorire sempre più la collaborazione tra i servizi sanitari sul territorio e la parrocchia. E parlando di territorio e conoscenza delle situazioni concrete di povertà e di malati, le parrocchie hanno sempre una gran voce in capitolo, che è importante valorizzare e convogliare», conclude don  Bertorello.

Filmato sulla firma dell’accordo tra Cei e Asl Roma 1

Scarica il testo dell’accordo