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Buoni fruttiferi: le Poste devono pagare tutti gli interessi maturati

RISPARMIO Sull’onda di recenti sentenze della Corte di cassazione, che hanno confermato la possibilità di una disciplina dei rapporti più vantaggiosa per i risparmiatori, l’Arbitro bancario finanziario di Torino si è espresso nei giorni scorsi a favore di un geometra di Treiso, possessore, come cointestatario con l’anziana madre, di un buono fruttifero postale della serie Q/P, del valore di 5 milioni di lire, sottoscritto il 17 dicembre 1988.

L’avvocato Alberto Rizzo di Bra

L’uomo, a gennaio di quest’anno, dopo oltre trent’anni dall’emissione del buono, aveva appreso da Poste italiane che il valore di rimborso era pari a 27.698,17 euro: «Applicando i rendimenti riportati sul buono per gli anni dal ventunesimo al trentesimo, l’ammontare dovuto del rimborso era invece di 48.524,43 euro», spiega l’avvocato braidese Alberto Rizzo. Assistito dal legale di Bra, esperto in materia, il geometra si è rivolto all’Arbitro bancario finanziario di Torino che, nel giro di sei mesi, ha emesso un lodo che conferma precedenti e positive decisioni già conseguite dall’avvocato Rizzo e impone il riconoscimento della somma più alta al risparmiatore.
Nella decisione, inoltre, il Collegio condanna la mancata costituzione di Poste italiane, sebbene convenuta in giudizio, sottolineando che tale assenza rappresenta una mancanza di cooperazione allo svolgersi del procedimento arbitrale.
Sono decine di migliaia i titolari di buoni postali che in questo periodo, decorsi i trent’anni dalla sottoscrizione, si recano presso gli uffici postali e, ignari dei propri diritti, si vedono riconoscere importi inferiori rispetto ai rendimenti previsti nel buono. «A tale fine», dichiara Rizzo, «è opportuno che ogni persona in possesso di un buono fruttifero postale emesso dopo il giugno del 1986 lo faccia esaminare per capire se ha diritto a farsi corrispondere un importo maggiore rispetto a quanto determinato da Poste italiane, e ciò anche se il buono è già stato incassato, purché non siano passati oltre dieci anni dalla riscossione».

a.r.