Chi si apre all’accoglienza si apre alla speranza

PENSIERO PER DOMENICA – XVI TEMPO ORDINARIO – 21 LUGLIO

Il tema di fondo della XVI domenica è l’ospitalità, con due episodi biblici noti. Il primo narra la generosa accoglienza di Abramo a tre uomini, presso la quercia di Mamre (Gen 18,1-10). Il secondo racconta una delle visite di Gesù alla casa di Marta e Maria (Lc 10,38-42). L’ospitalità è un grande valore umano, religioso e cristiano, che può essere declinato in modi diversi.

Gesù Cristo accolto in casa di Marta e Maria, di Jan Vermeer, opera pittorica risalente al XVII secolo.

L’ospitalità, nella storia, è stata motivata e vissuta in modi diversi. Al tempo di Abramo, in un contesto di nomadismo, trovare ospitalità era spesso la condizione per sopravvivere, in aree semidesertiche, dove, anche avendo denaro, era impossibile acquistare cibo e acqua. Nel caso di Gesù la situazione è già diversa: conduceva una vita povera ma non in miseria e negli anni di vita pubblica era spesso ospite di amici che, come Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, gli aprivano la casa. Erano momenti importanti, in cui Gesù faceva e riceveva confidenze e spesso trattava temi che non riteneva opportuno dibattere con il grande pubblico.

L’ospitalità è un valore anche oggi, ma va ripensata. Fermo restando che l’incontro tra amici è sempre una delle realtà più belle e arricchenti della vita, è urgente trovare forme nuove, sicure ed efficaci di ospitalità. L’iniziativa privata-individuale non basta più, se non nelle emergenze, come nel caso di calamità naturali. Già nel passato la Chiesa aveva dato vita a strutture di accoglienza solidale. Oggi si sono moltiplicate le urgenze e anche le risposte: pensiamo a realtà come il Sermig di Torino o alle mense e dormitori delle Caritas, dove si alternano volontari in una condizione di sicurezza che una abitazione privata non può garantire. Purtroppo ultimamente assistiamo al triste spettacolo di autorità pubbliche che, anziché incoraggiare e supportare simili istituzioni, frappongono ostacoli di vario genere. Un comportamento assurdo, considerando che le emergenze sono destinate a crescere: andranno regolamentate, non soffocate.

L’ospitalità può essere letta in chiave di fede, alla luce delle letture. L’ospite allora, come ad Abramo, porta un annuncio di speranza, apre al futuro, annuncia a Sara una maternità insperata. La pratica dell’ospitalità, come nel caso di Maria, è un modo di esercitare l’arte dell’ascolto, di dedicare tempo alle persone, non soltanto al lavoro. Può essere anche, come scrive Paolo ai Colossesi (1,24-28) un modo di trasmettere la fede, di far conoscere «la gloriosa ricchezza del mistero di Cristo». Basta avere il coraggio di toccare anche i temi della fede!

Lidia e Battista Galvagno