Il mezzo secolo dell’azienda di San Rocco Seno d’Elvio fondata da Armando Piazzo

Marina Piazzo con la mamma Gemma e il marito Franco Veglio hanno ricevuto la visita del presidente del Piemonte Alberto Cirio.

IL PERSONAGGIO È probabile che nel 1969, quando iniziarono a costruire la loro azienda vitivinicola, Armando Piazzo e la moglie Gemma non pensassero di realizzare una struttura di tale ampiezza e varietà di produzione e prestigio. Il mondo del vino albese stava muovendo i primi passi: era stata riconosciuta la Doc solo per Barbaresco, Barolo (1966) e per il Moscato d’Asti (1967): il resto del lavoro di qualificazione e valorizzazione era ancora da avviare.  Dagli anni Trenta, l’Italia – il Piemonte non faceva eccezione – aveva vissuto un periodo difficile e penalizzante per il vino di qualità orientato al mercato.

Armando Piazzo non era nato sulle colline attorno ad Alba, a San Rocco Seno d’Elvio, dove poi avrebbe installato la sua azienda. Le sue origini erano langhette, di quell’alta Langa di San Bovo di Castino dove quel poco di vigna che c’era doveva confrontarsi con varie altre coltivazioni. Eppure fin dal primo momento in cui entrò nel mondo del vino rivelò idee chiare: non valeva la pena lavorare solo per Dolcetto o Barbera. Quei vitigni più semplici potevano avere un loro spazio, ma al primo posto ci doveva stare il Nebbiolo, quel vitigno che a San Rocco Seno d’Elvio – così come a Treiso, Neive e Barbaresco – poteva produrre il Barbaresco. Armando lavorò subito per ampliare le sue piccole vigne di Nebbiolo e in pochi anni ne ingrandì la proprietà, facendole diventare un patrimonio produttivo di grande entità. Anche se in quegli anni i risultati regalati dal Nebbiolo non erano ottimali, sembrava che sapesse come in pochi decenni il valore di quelle vigne e dei loro vini sarebbe fortemente cresciuto.

 

Quella sua speciale intuizione non restò isolata nel suo giro familiare. Con generosità e altruismo, Armando trasmise quell’idea ad amici e conoscenti, stimolandoli a fare altrettanto, anche coinvolgendoli, affinché capissero la grandezza del progetto. Alla fine di ogni lavoro, quel grande cortile tra le case di San Rocco Seno d’Elvio si apriva alla gente e accoglieva la festa e il ringraziamento per ciò che insieme avevano realizzato. Accanto al Barbaresco, poco per volta, sono arrivati altri vini albesi: prima il Dolcetto e la Barbera d’Alba, poi il Moscato d’Asti e il Roero Arneis e soprattutto il Barolo, da un gruppo di vigne a Novello. Anche nella scelta di queste Armando rivelò la sua lungimiranza: sarebbe stato troppo facile comprare a Barolo o La Morra. Invece scelse Novello, dove l’altitudine è maggiore: allora pochi decidevano di insediarsi.

Oggi il clima segna i suoi mutamenti e le vigne a maggior altitudine sono diventate interessanti. L’azienda ha una superficie produttiva di circa settanta ettari di vigneto e oggi è guidata dalla figlia Marina con il marito Franco Allario e i due nipoti Simone e Matteo.

Giancarlo Montaldo