Lavaredo ultra trail: 120 km di corsa per Piero

SOMMARIVA PERNO «Nella vita faccio il carrozziere e nel tempo libero corro»: usa queste parole Piero Bello, classe 1991, di Sommariva Perno, fresco di un 41esimo posto (su 2.024 partecipanti) nella Lavaredo ultra trail, competizione podistica estrema, con partenza e arrivo a Cortina d’Ampezzo (Belluno) svoltasi il 28 e 29 giugno.

«Il via è stato dato alle 23 di venerdì: la gara è uno degli otto appuntamenti delle World series di specialità, un’occasione unica affrontata con una sana dose di follia», prosegue il giovane, capace di un tempo di tutto rispetto sul tracciato di 120 chilometri fra le cime delle Dolomiti (dai 1.200 metri agli oltre 2.400 del rifugio Averau e oltre) su un dislivello complessivo di 5.800 metri. «Sono riuscito a terminare la gara in 16 ore e 13 minuti: un risultato molto soddisfacente. Le opzioni per affrontare il tracciato non mancano, si può scegliere di fermarsi ai posti tappa per riposarsi oppure passare correndo come un forsennato e fermarsi il tempo per riempire le borracce. Io ho scelto questa alternativa», ride Piero, che ha nelle gambe circa 1.500 chilometri di corsa (l’Italia ne misura 1.200) ripartiti fra allenamenti e competizioni, trails in gergo tecnico (a metà gennaio il Val Maremola, 30 chilometri di sterrato fra i rilievi della Liguria di Ponente, per arrivare ai 70 del trail di Monte del Soglio a Forno Canavese). «I miei allenamenti sono calibrati in base al tempo che ho a disposizione: durante la settimana, in pausa pranzo, opto per un tracciato “breve”, un anello in direzione Diano e ritorno (circa 20 chilometri). Nei fine settimana alzo il tiro con una sessione di almeno 4 ore fra i sentieri del parco del Roero oppure in Val Varaita, dove ha sede la mia squadra».

Piero Bello alla Lavaredo ultra trail

La scelta della disciplina è figlia della confidenza progressiva con la montagna, una passione esplosa sei anni fa con la scoperta del podismo d’altura, al quale il maratoneta aggiunge una frequentazione con lo sci alpinismo e la bicicletta. «Quando posso vado a lavorare in bici, alle volte allungo appositamente il percorso. In questi giorni le due ruote sono un’ottima alternativa alla tangenziale di Alba, trafficatissima».

Per essere all’altezza di questo genere di competizioni la preparazione fisica non è l’unica variabile. «Il rischio maggiore è la tenuta psicologica. Superata una certa soglia, qualcosa di molto simile al 30esimo chilometro per i maratoneti – il muro invisibile da valicare per completare la gara –, bisogna lottare contro la volontà del corpo di fermarsi. Non siamo fatti per passare 10 ore a correre, un buon 30 per cento dei partecipanti si ritira per via di blocchi mentali che impediscono la gara».

Davide Gallesio