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Intervista con Bruno Ceretto: «Liliana Allena, il nome giusto all’ente Turismo»

IL COLLOQUIO  «Ho quasi mille mesi»: è la frase che ripete l’imprenditore del vino e della ristorazione Bruno Ceretto, che a febbraio compirà 83 anni. Un traguardo segno di una saggezza raggiunta di pari passo con la libertà e la consapevolezza di aver guadagnato sul campo i galloni per dispensare consigli per gli amministratori del territorio. A poco più di un mese dall’elezione del neosindaco Carlo Bo, Ceretto immagina l’Alba del futuro regalando idee e progetti, parlando a ruota libera di scuola enologica, viabilità, parcheggi, di un circuito di castelli sul modello della Valle della Loira in Francia, ma anche di un nuovo, inedito, ruolo per l’enoteca regionale Cavour di Grinzane.

Bruno Ceretto – qui con Carlin Petrini – a poco più di un mese dall’elezione del neosindaco Carlo Bo, immagina l’Alba del futuro regalando nuove idee e parlando a ruota libera delle nomine in previsione.

Ceretto, come vede il nuovo sindaco Carlo Bo?

«Ancora un po’ timido. L’ho ripreso, perché all’assemblea della fondazione Nuovo ospedale Alba-Bra si è seduto in seconda fila. Il sindaco di Alba deve stare sempre in prima fila. Sono sicuro che stia studiando e abbia imparato la lezione, perché il suo compito è di rappresentare gli albesi. Alba è una città che deve stare in prima fila».

Quali sono le prime cose da fare, secondo lei?

«Con il denaro risparmiato dai precedenti sindaci Giuseppe Rossetto e Maurizio Marello è necessario realizzare il terzo ponte sul Tanaro e la tangenziale che costeggi il Cherasca fino al quartiere Moretta. Per reperire risorse è possibile vendere le azioni Egea del Comune. Un discorso a parte meritano i parcheggi».

Si spieghi.

«Con un amico architetto sono stato nel cortile dell’ex convitto: è possibile sopraelevare il parcheggio di sei piani per 15 metri di altezza, senza che la struttura risulti visibile, in quanto incastonata tra gli edifici, e con un costo non proibitivo. In questo modo si potrebbe chiudere piazza Miroglio e realizzare in pieno centro un parcheggio per 500 auto. L’area è indispensabile per le attività del centro, negozi, enoteche, bar, vinerie e ristoranti. Coprendo la ferrovia sarà anche possibile ricavare altri 300 stalli».

Passiamo alle nomine che dovranno arrivare dal nuovo sindaco, la partita importante si giocherà per l’ente Turismo: concorda?

«Penso sia una partita chiusa: ad Alba abbiamo la fortuna di avere il Cristiano Ronaldo della situazione».

E chi sarebbe?

«Chi ha fatto crescere il fatturato dell’ente Fiera da 300 mila euro l’anno a 2,5 milioni? Il nostro Ronaldo è Liliana Allena: penso sarebbe un errore qualsiasi altro nome per l’ente Turismo. È la giusta promozione per una grande manager, che in questi anni ha lavorato benissimo e che alla guida del turismo di Langhe, Monferrato e Roero farà grandi cose. Auspico che non spunti all’ultimo qualche nomina politica con qualche personaggio che ben conosciamo e che fino a oggi ha fatto il doppio di niente: sul turismo non si scherza, è diventato la prima azienda del territorio».

E per l’ente Fiera a quel punto orfano di Allena?

«Da persona intelligente, Liliana Allena ha voluto un direttore capace – Stefano Mosca –, che saprà far crescere ancora l’ente Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba».

Per Ceretto, visto che la Fiera del tartufo è internazionale, il mercato alla Maddalena dev’essere un punto di riferimento per i trifolao a livello planetario, «non invece espressione di quattro aziende che offrono lavoro a venti persone e vendono prodotti come l’olio al tartufo, dando un danno d’immagine per tutti».

Che cosa suggerisce per la Fiera del bianco d’Alba?

«Vorrei nel cortile della Maddalena stand con tartufi raccolti in tutto il mondo, in modo da dimostrare che il bianco d’Alba per profumo e piacevolezza è il migliore. La Fiera dev’essere internazionale e punto di riferimento per i trifolao a livello planetario, non espressione di quattro aziende che danno lavoro a 20 persone e mettono in vendita prodotti come l’olio al tartufo, con un danno d’immagine per tutti».

Si è discusso molto dell’opportunità del collocare il mercato del tartufo nel cortile della Maddalena.

«Penso sia il luogo adatto, in centro e con spazi adeguati. Dal prossimo anno nel complesso dovrebbe sorgere anche il museo del tartufo. Rivedrei però l’antiestetico capannone: magari un architetto nostrano potrebbe studiare una copertura semovibile o una soluzione che coniughi praticità e bellezza».

Piazza Duomo invece va bene così?

«Se si riferisce al ristorante, il bilancio non può che essere positivo: nel 2018 sono stati 10.500 i clienti di Enrico Crippa, di cui oltre 5mila non erano mai stati in Piemonte. Si tratta di persone abituate a frequentare teatri come Scala, Royal Albert Hall o Metropolitan, che fanno migliaia di chilometri per venire ad Alba. E mi lasci dire che il contesto non è sempre adeguato».

In che senso?

«Piazza Duomo dovrebbe avere un ruolo istituzionale: è la vetrina della nostra città; qui i turisti vengono per scattare una foto davanti al duomo o alle torri, non per ascoltare musica chiassosa fino a tarda sera. A volte mi domando se il comandante Antonio Di Ciancia faccia mai un giro la sera davanti al Municipio. La movida va bene altrove, non in piazza Duomo, dove dovrebbero esibirsi orchestre con violini e non Dj con poco gusto».

Diventiamo europei, centro guidato da Letta a Grinzane

Una grande partita per questa Amministrazione riguarderà la definizione del futuro del San Lazzaro, dopo il trasferimento nel nuovo ospedale di Verduno. Ceretto, che cosa immagina sul tema?

«Sono convinto che non sarà possibile vendere l’immobile nella sua interezza, specie se verrà abbinato alla cessione del Santo Spirito di Bra. Nella parte storica vorrei una grande catena alberghiera come Hilton, un hotel a 5 stelle. Nella parte nuova, dopo l’abbattimento, si potrebbe costruire il palazzo di Banca d’Alba per ospitare l’assemblea annuale, ma anche eventi sportivi o culturali. Sarebbe una buona idea anche impiantare una scuola per proseguire gli studi di Apro, dove specializzare i tecnici che lavoreranno nelle aziende meccaniche e tecnologiche di Langhe e Roero, preparando pure nel modo migliore i ragazzi all’accoglienza in ristoranti e alberghi».

E la scuola enologica?

«Cinquant’anni fa i ragazzi di tutto il mondo sognavano di studiare nella nostra scuola enologica; oggi è un istituto come un’altro, con qualche filare intorno e un’infarinatura di enologia tra altre materie. Serve un’inversione di tendenza, penso a una public company partecipata al 50 per cento da privati e consorzi. Direttore e insegnanti devono essere indicati dal socio privato e devono essere, come un tempo, grandi profili del mondo vitivinicolo, persone appassionate che possano rilanciare la struttura. Il modello è l’università di scienze gastronomiche di Pollenzo».

Tra pochi giorni si dovrà rinnovare anche il presidente dell’enoteca regionale Cavour: dopo 20 anni non sarà più Tomaso Zanoletti. Faccia un pronostico.

«Nessuno dei nomi che girano. Penso sia arrivato il momento di elevare l’immagine di un territorio che non è solo tajarin, tartufi o formaggi. Camillo Benso conte di Cavour è stato il più grande statista dell’Ottocento, il primo vero leader europeo ed europeista; ha inventato tutto quello che si poteva inventare, ma non viene celebrato come si dovrebbe. Per questo, il mio sogno è un centro europeo del pensiero liberale nel castello di Grinzane Cavour».

Come funzionerebbe? Che ne sarebbe di chi oggi lavora all’interno del castello di Grinzane?

«Ogni tre mesi si dovrebbe tenere un grande convegno sull’Europa e sul suo futuro a cui dovrebbero partecipare i massimi esponenti del pensiero liberale del vecchio continente. È tempo di chiudere bottega e diventare maggiorenni. Per quanto riguarda le quattro persone che lavorano nel castello, mi impegnerei personalmente a trovare loro un nuovo impiego adeguato».

E chi vorrebbe a guidare questo centro europeo del pensiero liberale?

«Ho due nomi: Enrico Letta o Paolo Mieli. Sogno che Alba diventi il centro da cui parta una nuova consapevolezza dell’essere europei, sono cambiati i tempi e questo è solo uno dei castelli del nostro territorio».

Per gli altri manieri che cosa ha pensato?

«Bisogna sempre imparare da chi ha avuto successo. Il modello sono i castelli della Loira che ogni anno richiamano 3,5 milioni di visitatori. Immagino un circuito di dieci castelli tra Langhe, Roero e Monferrato. Oltre a Grinzane penso a Barolo per il vino, a Serralunga per un centro di arte moderna con importanti artisti viventi da ogni parte del mondo. A Roddi darei spazio all’alta cucina con l’accademia per formare grandi chef, senza dimenticare che Roddi è il paese di Giacomo Morra e quindi bisogna puntare molto anche sull’università dei cani da tartufo. Magliano Alfieri è importante per i gessi, le arti e le tradizioni popolari, Govone per essere il castello dei Savoia. Le restanti dimore storiche dovrebbero essere scelte dall’Astigiano, tutte legate a un particolare tema. Battere la Loira è proibitivo, ma 1,5 milioni di visitatori sono un obiettivo a cui si può arrivare».

Come immagina l’accademia nel castello di Roddi? È vero che vuole “fare la guerra” al Bocuse d’or?

«La guerra no. Dai francesi possiamo imparare molto e magari fare meglio. In futuro mi piacerebbe che da Roddi partisse un concorso per i migliori cuochi giovani del mondo, che possa far conoscere i piatti di Langhe, Roero e Monferrato nel pianeta. L’accademia nel castello potrebbe essere una sorta di Coverciano per grandi chef del futuro, avvalendosi di maestri come Enrico Crippa e altri cuochi del territorio e sono convinto che porterebbe benefici in chiave economica e turistica».

Davvero basta coi “trombati”

In conclusione: ha già detto che con il turismo non si può scherzare: quindi, in altri settori le nomine politiche vanno bene, Ceretto?

«Attento!», Bruno Ceretto mette in guardia Bo in
tema di nomine “politiche”.

«No davvero! È tempo di smetterla con le nomine dei politici “trombati” alle elezioni. Alba può offrire persone di alto profilo e non solo persone deluse dal voto. Se Carlo Bo vuole qualche suggerimento sono sinceramente disposto a darglielo: non dimentichi che ho quasi mille mesi» (ride).

Marcello Pasquero