Avere fede in Germania non è facile per Giorgio

LA STORIA  Fede contro burocrazia, convincimenti interiori che impattano il frangiflutti della legge ecclesiastica. No, non siamo fra le pieghe di qualche romanzo storico e nemmeno nel caos imperante nel Bel Paese ma nella cattolicissima Baviera di papa Benedetto XVI, per la precisione nel centro propulsore della regione: Monaco, celebre per la birra, il Bayern e – nel nostro caso – l’obbligo di contribuire “in solido” al mantenimento della Römisch-katholische Kirche (denominazione ufficiale della Chiesa cattolica di Baviera) se si è battezzati.

Si parte e si finisce ad Alba, naturalmente. Giorgio è oggi un 36enne nato e cresciuto sotto le torri (battezzato alla Moretta), una laurea in scienze della comunicazione a Siena, specialistica in marketing a Milano. Alcuni anni fa, dopo la conclusione degli studi, la vita lo porta in Germania a lavorare: per farlo affitta un piccolo appartamento. «Caro come il fuoco», precisa la madre Nuccia, titolare di una nota agenzia di viaggi in corso Italia: «Si trattava di un contratto di prova di sei mesi».

L’albese Giorgio Montersino, protagonista della vicenda di questa pagina, con la moglie tedesca.

Poi, l’esistenza di Giorgio si arricchisce di una compagna, con la quale il giovane inizia a fare sul serio: i due convolano a nozze il 18 agosto 2018. Qui gli antefatti finiscono e inizia la nostra vicenda. Bisogna sapere che in Germania dichiarare il proprio credo religioso impone il pagamento di una tassa mensile relativa ai “servizi” erogati. «Al mio ingresso in terra germanica, spinto dai consigli delle guide e dei forum ho deciso, per non pagare la “gabella”, di barrare lo spazio keine religion (“nessun orientamento religioso”)», spiega il giovane, che a Monaco lavora in un’azienda attiva nel campo del design e della progettazione digitale. «Del resto, agiscono così quasi 100mila persone l’anno nella sola Baviera, spinte a deregistrarsi dal gruppo dei credenti per non pagare. La mia vicenda è differente, perché mi sono “ravveduto” e intendevo rientrare nei ranghi, sostenendo la comunità cattolica».

La storia d’amore dei due giovani va avanti, la coppia pronuncia il “sì” fatidico nell’abbazia di San Bonifacio; poi Giorgio cambia lavoro e a gennaio del 2019 trasloca in una casa più grande. Ma ora arriva il bello: «Non appena depositata la denuncia dei redditi, mi è arrivato il conto degli arretrati. È stata una scelta precisa quella di iniziare a pagare dichiarandomi credente, non ero infatti tenuto a farlo: il nostro parroco, un italiano, ha ritenuto sufficiente il fatto che mia moglie fosse cattolica e “in regola”».

Davanti alla prospettiva di sborsare poco meno di 1.800 euro – solo una prima tranche del “dovuto”, il cui computo complessivo si aggira sui cinquemila euro – la famigliola, che da poco ha annunciato ai genitori l’arrivo di un bambino, cerca un’alternativa fattibile.

Giorgio: «Mi affido al dialogo, scrivo al vicario generale, su consiglio del nostro sacerdote che mi prospetta la possibilità di un esonero. Faccio riferimento alle spese del momento, la nuova casa, la volontà di occuparci al meglio del figlio, che nascerà a ottobre. Versare svariate migliaia di euro alla Chiesa di Baviera mi appare al momento un onere eccessivo. Ma la risposta è un duro colpo. Mi sono stati ricordati in modo perentorio i miei doveri fiscali davanti allo Stato».

Arriviamo al 7 giugno 2019, momento in cui Giorgio affida a un post su Facebook la delusione del momento e la decisione presa: uscire dalle liste ufficiali dei credenti, procedura che in tedesco ha il nome di kirchenaustritt (qualcosa di simile allo sbattezzarsi) portata a termine il 14 agosto, sempre su carta bollata all’ufficio comunale. «Deluso dalla gestione meccanica e finanza-centrica di un’istituzione che dovrebbe mostrare molta più comprensione nei confronti degli umili peccatori, ho compiuto il passo definitivo, optando per l’uscita», dice Giorgio. Ma l’epilogo non smorza il suo spirito battagliero: «Non rinuncerò a parlare del mio punto di vista. Continuando con questo “prelievo forzoso”, che vale qualcosa come 6 miliardi di euro l’anno, il capitale umano continuerà a diradarsi».

È l’analisi di un intellettuale ritornato alla fede dopo un itinerario tortuoso, compiuto sulla via dei tre grandi monoteismi mediorientali (cristianesimo, islam ed ebraismo), viaggio del quale Giorgio non fa mistero, iter impegnativo che il proverbiale aut aut rischia di sacrificare sull’altare della semplificazione. «Dall’ateismo del liceo sono ritornato alle radici cristiane della mia famiglia. È sbagliata l’idea dominante del progresso che bolla come medievale ogni forma di conservatorismo: ho iniziato a mettere in dubbio questo tipo di risposte e sono atterrato vicino alle idee che la religione ci ha tramandato nei millenni».

Ora il giovane albese vive nell’incertezza per il futuro: la procedura di uscita dal credo cattolico verrà comunicata agli uffici dell’arcidiocesi di Monaco-Frisinga: «Che cosa accadrà dopo è incerto. Solitamente la Chiesa d’origine viene contattata e questa (la diocesi di Alba) procede a un eventuale sbattezzo», precisa ancora Giorgio. «Per regola sarò escluso dai sacramenti, un punto questo su cui molte figure di rilievo della Chiesa tedesca, fra cui lo stesso papa Ratzinger, hanno manifestato disapprovazione».

Davide Gallesio