Commissione europea: il nuovo che avanza?

Da parte italiana la nuova Commissione europea, presentata da Ursula von der Leyen il 10 settembre, è stata letta prevalentemente con riferimento al contesto politico nazionale, in particolare in connessione con le nuove responsabilità europee nel governo Conte II.

Per completare quella lettura può essere utile uno sguardo alla composizione complessiva della nuova squadra di “governo” dell’Unione europea, anche per capire possibili impatti per l’Italia.

A oggi, in attesa di capire l’esito finale dello psicodramma di Brexit, la Commissione Ue è composta di 27 membri, 14 uomini e 13 donne, tra le quali Ursula Vdl: una sostanziale parità come si era proposta la nuova Presidente.

Come previsto dai trattati, destinati a essere rivisti un giorno su questa composizione pletorica, nella Commissione spetta un posto a ciascun Paese, che sia grande come la Germania o piccolo come Malta.

La differenziazione non è quindi numerica ma affidata al peso dei portafogli affidati e alla gerarchia interna tra i Commissari, tenuto conto delle diverse aree dell’Ue e dei colori politici dei governi membri.

Letta con questo filtro la nuova Commissione presenta conferme e novità. Confermato ma anche rafforzato il ruolo della presidenza, non solo perché la guida una ex-ministra tedesca, ma anche perché affiancata da tre vicepresidenti esecutivi: il socialista olandese Frans Timmermans, la liberale danese Margrethe Vestager e il popolare Valdis Dombrovskis. Al primo il compito di coordinare le politiche ambientali, alla seconda la concorrenza e il digitale e al terzo le politiche economiche, con un chiaro equilibrio tra le tre componenti politiche di cui la Presidente è espressione.

Tre altri nomi di prima fascia sono presenti nella squadra con portafogli pesanti: il socialista spagnolo Josep Borrel, Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza; la liberale francese Sylvie Goulard, commissaria al mercato interno e all’industria e Paolo Gentiloni agli affari economici e fiscali.

Come si vede una composizione di vertice accuratamente scelta, con pesi e contrappesi, seguendo un “manuale Cencelli” europeo, non meno complicato di quello in uso in Italia.

A prima vista verrebbe da dire che, a eccezione della vicepresidenza del lettone Dombrovskis, la plancia di comando è occupata dall’Europa dei padri fondatori, tanto più chiara se vi si aggiungono, nelle altre Istituzioni Ue, il presidente del Parlamento europeo, l’italiano Davide Sassoli;  il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel e la presidente della Banca centrale europea, la francese Christine Lagarde. Dei sei Paesi fondatori manca all’appello solo il Lussemburgo che all’Ue aveva già dato Jean Claude Juncker, presidente della Commissione dal 2014.

Interessante scoprire l’intruso in quella cabina di regia, il lettone Dombrovskis, il mastino rigorista messo a guardia di Paolo Gentiloni, come pensa chi sospetta il commissario italiano di orientamento lassista sui conti pubblici, come il Paese da cui proviene.

Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

Dirà il futuro come si amalgameranno nella nuova squadra conferme e novità: per ora le prime sembrano ancora prevalere nella composizione della squadra, le seconde dovrebbero venire dalle politiche messe in cantiere.

Non ci sarà da aspettare molto: segnali utili verranno dal programma di lavoro della nuova Commissione e, praticamente in contemporanea a novembre, dall’accoglienza che Bruxelles riserverà alla legge di bilancio italiana per il 2020. Sapremo allora quanto ci sarà allora, In Europa e in Italia, di nuovo che avanza.

Franco Chittolina