Gli artisti liberi, Alba nel ’56 è all’avanguardia: un convegno e una mostra

ALBA A distanza di oltre sessant’anni, un’iniziativa del Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea, in collaborazione con fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, ci permette di riaccostare nuovamente, proprio ad Alba, la circolazione di idee e personalità che si ebbe con il Primo congresso mondiale degli artisti liberi, organizzato dal Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista (Mibi). Tra il 2 e l’8 settembre 1956, Alba entra infatti nella storia delle avanguardie artistiche. Il movimento, fondato da Asger Jorn nel 1953, si era trapiantato ad Alba con la fondazione, il 29 settembre 1955, di un “laboratorio sperimentale” a opera dello stesso Jorn, del giovane Piero Simondo e di Pinot Gallizio, che con Simondo si era avviato all’arte e che della sua casa farà, oltre che la sede del laboratorio del Mibi, lo studio delle sue appassionate ricerche pittoriche.

Senza titolo di Pinot Gallizio, Constant, Giorgio Gallizio, Asger Jorn, Jan Kotík, Piero Simondo

Intorno al tema del congresso (Le arti libere e le attività industriali), convergono ad Alba artisti e teorici da tutta Europa e dall’Algeria. Oltre a Jorn, Gallizio, Simondo ed Elena Verrone, intervengono Constant, architetto e pittore olandese, Gil Wolman come delegato di Constant, che guida l’Internazionale lettrista francese, Ettore Sottsass Jr. e Jacques Calonne. Ettore Baj (Movimento arte nucleare) si ritira invece subito dai lavori. La plateforme d’Alba sarà la base su cui nascerà, l’anno dopo, l’Internazionale situazionista. Due mostre accompagnarono il congresso: una nel palazzo del Comune, di ceramiche futuriste; e una di opere degli stessi congressisti, inaugurata l’ultimo giorno nel politeama Corino.

Il Congresso di Alba: 1956-2019. Per un rinnovamento immaginista del mondo, tra il 21 e il 23 settembre, stenderà una rete di incontri, lezioni, performance all’interno della città, a partire dal palazzo municipale e includendo altri spazi cittadini: tra questi anche la scuola enologica dove Gallizio tenne, per quasi vent’anni, un corso libero di erboristeria e aromateria.

Bernard Blistène, direttore del Museo d’arte moderna al Centre Pompidou di Parigi

Storici e critici, curatori, artisti e teorici saranno chiamati da un lato a ricostruire le premesse storiche e culturali e quanto accadde; dall’altro a rievocare (e reinterpretare, e riversare sull’oggi) le figure e il pensiero dei protagonisti di allora, con letture, proiezioni, azioni poetiche. Si alterneranno così, tra le molte voci, le studiose dell’archivio Gallizio Maria Teresa Roberto, Giorgina Bertolino, Francesca Comisso (alla cui collaborazione si deve tra l’altro il catalogo generale delle opere dell’artista, edito nel 2001); i professori Tom McDonough, esperto delle avanguardie europee del XX secolo come il critico d’arte e teorico Achille Bonito Oliva; lo scrittore Gianluigi Ricuperati; la storica dell’arte americana Lori Waxman, responsabile di un programma pubblico di performance sull’arte del camminare; Francesco Careri del gruppo Stalker di Roma, il collettivo curatoriale Atitolo di Torino; la regista e artista visiva Irene Dionisio. Senza scordare Bernard Blistène, direttore del Museo d’arte moderna al Centre Pompidou di Parigi, che ritorna ad Alba, dopo averci tenuto, a febbraio, un intervento sul Surrealismo: qui si occuperà di illustrare, a partire da quello stesso bacino di idee, il Lettrismo da cui si dipartì – forse nella prima delle implacabili scissioni dello “stratega” Guy Debord – l’Internazionale lettrista, che con Wolman prese parte al congresso del 1956. Cooking sections (duo di artisti londinesi) restituirà Pravoslav Rada e Jan Kotík – «gli amici cecoslovacchi», come disse ancora Pinot Gallizio, «che nel travaglio di una nuova umanità sono corsi a noi pieni di entusiasmo», superando non senza difficoltà e segnalazioni la cortina di ferro, nell’anno della rivolta d’Ungheria – e Michael Rakowitz, artista di Chicago, avrà il compito di rievocare, in chiusura ai lavori, Gallizio stesso.

Uno scorcio della mostra del 1956

Non ci sarà Piero Simondo, è confermata invece la presenza della figlia, Amelia, che parlerà anche della madre, Elena Verrone, domenica 22.

Alba: ogni volta che si ripercorre questa storia, si rileva come una piccola, e certamente impreparata città di provincia, sia diventata a metà degli anni Cinquanta un involontario teatro di esperienze d’avanguardia, in connessione con movimenti artistici e culturali di portata europea. Doveva esserci un clima di candore e incomprensione (anche acida), di entusiasmo – di alcuni: pensiamo a giovani come il musicista Walter Olmo – e di sufficienza – dei più. Come non sorridere rileggendo in fotografia quei cartelli d’ironico sberleffo, appesi tra le opere prodotte dagli artisti convenuti, nella mostra che al congresso fece da conclusione-appendice: «Tutte le tele sono garantite di puro cotone»; «Non bestemmiare?». La mostra si tenne a un passo da casa Gallizio, in via XX settembre: nel politeama Corino (demolito poco dopo per far posto a un condominio), «un immenso salone con il soffitto decorato con i segni dello zodiaco dipinti in azzurro», come lo descrisse il critico Renzo Guasco, il quale riportò anche come «i congressisti arrivarono al politeama in corteo attraverso la città, accompagnati dalla banda».

e.b.

Gli interventi e l’inaugurazione della mostra in San Domenico

Il convegno Per un rinnovamento immaginista del mondo. Il Congresso di Alba: 1956-2019, curato per il museo Castello di Rivoli da Carolyn Christov-Bakargiev e Caterina Molteni si aprirà sabato 21 settembre, alle 11, con La scatola nera, installazione di Franz Goria, al centro studi Beppe Fenoglio. Nella chiesa di San Domenico alle 12 taglio del nastro per la mostra Per un rinnovamento immaginista del mondo. Pellizza da Volpedo (Taner Ceylan), Pinot Gallizio (con Constant, Giorgio Gallizio, Asger Jorn, Jan Kotík e Piero Simondo), Mario Merz, alla quale hanno partecipato, per la parte di archivio, Maria Teresa Roberto, Giorgina Bertolino e Francesca Comisso. I lavori si terranno nella sala del Consiglio del Comune: alle 14 Giandomenico Genta, presidente della fondazione Crc darà a tutti il benvenuto. Seguiranno gli interventi di Carolyn Christov Bakargiev, Michael Rakowitz, che parlerà del discorso di apertura di Pinot Gallizio, Tom McDonough, della Binghamton university, Lori Waxman, dell’istituto d’arte di Chicago. La seconda parte del pomeriggio, dalle 16.30, si terrà in sala Beppe Fenoglio: il trasferimento sarà accompagnato da performance artistiche. Bianca Roagna, direttrice del centro studi Beppe Fenoglio, introdurrà Maria Teresa Roberto dell’accademia Albertina e dell’archivio Gallizio, Amelia Simondo, Francesca Comisso, Luisa Perlo, Hans Ulrich Obrist, direttore delle gallerie Serpentine di Londra, Liam Gillick e Alice Visentin. Chiuderà la performance di Benjamin Patterson. Domenica 22 i lavori si sposteranno alla scuola enologica Umberto I con le comunicazioni di Michael Rakowitz, Alex Cecchetti, Cooking sections. Seguirà una performance mentre i relatori si sposteranno nella sala del Consiglio comunale: prima parlerà Giorgina Bertolino, grande anima dell’archivio Gallizio, quindi il critico Achille Bonito Oliva. Dalle 14, al centro studi Fenoglio, toccherà a Gianluigi Ricuperati, che parlerà di Beppe Fenoglio. Di nuovo nella sala del Consiglio, dalle 14.30, la relazione di Bernard Blistène, precederà le comunicazioni di Ludovica Carbotta e Renato Leotta.

L’ultima parte, di nuoco in sala Fenoglio, dalle 16.30 parlerà Irene Dionisio e sarà proiettato il film di Guy Debord La società dello spettacolo (1973). Dalle 18.30 chiuderanno i lavori il Laboratorio sperimentale a cura del Castello di Rivoli, e una performance.