Il carcere esce dalle mura: si vendemmia all’enologica

UMBERTO I-MONTALTO Un piccolo corteo segue il trattore carico di casse di Arneis. Chi ha passato la mattinata a raccogliere i grappoli dorati sotto il sole, tra i filari nel cuore di Alba, si avvia verso la cantina. Per un giorno, grazie a un progetto unico nel suo genere, i pregiudizi sono stati ancora una volta abbattuti. Giovedì scorso, all’istituto enologico Umberto I, la vendemmia è stata inaugurata assieme a quattro detenuti del carcere Giuseppe Montalto di Alba.

La collaborazione tra l’istituto carcerario e l’enologica è più che consolidata, perché proprio in corso Enotria viene vinificato il vino Valelapena, che nasce dalla vigna interna al Montalto e viene curato dai detenuti attraverso un corso di operatore agricolo, possibile grazie alla collaborazione tra l’enologica, Syngenta Italia e Casa di carità arti e mestieri Onlus. La novità è che per la prima volta non sono stati gli studenti a varcare i confini del carcere per collaborare in vigna con i detenuti, ma sono stati questi ultimi a raggiungere il vigneto della scuola accompagnati da un gruppo di agenti della Polizia penitenziaria. Commenta la preside dell’enologica Antonella Germini: «È stato un momento molto importante del progetto Vale la pena: un confronto tra due realtà molto diverse, ma fortmente nel segno dell’integrazione».

A seguire gli studenti è Bruno Morcaldi, che insegna enologia: «In vigna i ragazzi hanno fatto da tutor ai detenuti, che hanno imparato le diverse operazioni durante il corso di operatore agricolo. È stato bello vederli lavorare fianco a fianco, senza pregiudizi. Ed è proprio questa la forza del progetto: da un lato sensibilizza ragazzi molto giovani su temi come la legalità e la giustizia penale, che saranno anche oggetto di una delle prove di maturità, dall’altro offre ai detenuti un’opportunità concreta di reinserimento».
Tra gli studenti che hanno partecipato all’iniziativa c’è Sara, della quinta A: «È stata una mattinata molto arricchente per tutti noi. Penso che sia stato utile vedere come si svolge il lavoro in vigna nella quotidianità per i detenuti, così come per noi ragazzi è stato interessante confrontarci con loro». È d’accordo anche il suo compagno di classe Manuel: «Noi studenti ci siamo sentiti parte di un progetto importante: sono contento di poter dare un’opportunità a persone che oggi si trovano in carcere e che grazie a quest’attività hanno un incentivo reale per migliorarsi».

Sentiamo anche le voci del Montalto. C’è chi viene da Milano, dalla Polonia o da più vicino, ma tutti i detenuti sono d’accordo: «Attività come il corso di operatore agricolo sono fondamentali perché non ci fanno stare con le mani in mano. Essere qui, oggi, a scuola, fuori dal carcere, è un grande atto di fiducia e un’opportunità concreta che offre il progetto».

Francesca Pinaffo