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Il garante: «In carcere mancano gli operatori»

Nel carcere di Alba da anni i detenuti coltivano una vigna.

LA RELAZIONE La situazione del carcere Montalto è stata al centro della relazione presentata dal garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, l’onorevole Bruno Mellano, martedì 10 settembre al Consiglio regionale. Seduta caratterizzata dalle polemiche veementi della minoranza per l’assenza in aula della Giunta e in modo particolare dell’assessore competente. Mellano ha snocciolato i numeri relativi alle 13 carceri piemontesi, dove sono rinchiusi 4.700 detenuti, 600 in più della capacità massima che avrebbero le 13 strutture. Sovraffollamento che ha spinto i giudici a optare, spesso, per altre misure restrittive della libertà personale, monitorate dall’Ufficio esecuzione penale esterna con percorsi individuali di recupero e reinserimento. Le persone con ordinanze restrittive sono 8.850. Un sovraffollamento che si riscontra anche a livello nazionale con 60.800 detenuti in 139 carceri che dovrebbero ospitarne non più di 51 mila.

Il garante piemontese dei detenuti si è poi focalizzato sul carcere Montalto di Alba, sottolineando come questo sia chiuso ormai da tre anni nel corpo principale: «Emblematico il caso del carcere di Alba: una delle ultime strutture costruite in Piemonte, che è andata incontro a un intervento di chiusura necessario per un’epidemia di legionellosi. Nel Montalto riscontriamo problematiche come la carenza di personale specializzato e di spazi per i collaboratori di giustizia. Non dimentichiamo l’articolo 27 della Costituzione, che sottolinea come le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbano tendere alla rieducazione del condannato».

Mellano ha rivolto parole lusinghiere all’ex sindaco, ora consigliere regionale, Maurizio Marello per l’impegno nel cercare di riaprire il carcere e di far fronte alle ristrettezze economiche dello stesso. Marello ha risposto: «La pena deve essere effettiva e giusta; e una pena è giusta quando le sue modalità di espiazione sono corrette. L’aspetto rieducativo a cui deve essere orientato il carcere riguarda le pene scontate all’interno e all’esterno dell’istituto ed è legato a possibilità di studiare e lavorare all’interno delle carceri, alla presenza del volontariato tra le celle. Il primo obiettivo per un Paese che vuole essere veramente sicuro è curare il regime carcerario e l’Ufficio del garante è un tassello importante in questo senso. Le criticità messe in luce nella relazione hanno riguardato la manutenzione delle carceri, ricordando a titolo di esempio Alba. L’onorevole Mellano ha posto inoltre grande rilievo sul fatto che i detenuti possano essere impegnati in attività, produrre vino e altro e vendere i loro prodotti, come avviene ad esempio nel carcere di Alba: questa opportunità collega la comunità carceraria a quella esterna ed è molto importante proseguire lungo questa strada».

Marello ha concluso ricordando il numero di suicidi in carcere in Italia: 64 nel 2018 con 1.297 tentati suicidi: «Il suicidio è la causa di quasi la metà delle morti in carcere (il 45 per cento di esse). Un sistema che funziona deve avere riscontri positivi: con questi dati significa che dobbiamo interrogarci profondamente su di esso».

Marcello Pasquero