La religione non può coprire l’ingiustizia

PENSIERO PER DOMENICA – XXV TEMPO ORDINARIO – 22 SETTEMBRE

Quando si toccano questioni economiche il discorso si fa delicato. Le parole di Gesù, che chiudono la parabola dell’amministratore disonesto (Lc 16,1-13) sono però chiare e inequivocabili: «Nessuno può servire a due padroni… Voi non potete servire Dio e Mammona». Nell’anima dell’uomo c’è posto per un solo assoluto: o Dio o il dio-denaro. Le letture della XXV domenica invitano a riflettere su importanti aspetti di questa problematica e a denunciare le ingiustizie intollerabili.

No allo sfruttamento. È la parola durissima del profeta Amos (8,4-7) che, alla luce della sua esperienza di lavoratore a giornata si scaglia contro chi calpesta i poveri, frodando sulla qualità e sul peso dei generi alimentari di prima necessità e non si fa scrupoli a ridurre le persone in schiavitù per debiti. Le pratiche dei latifondisti di Israele non sono diverse da quelle oggi praticate nel Sud del mondo e qua e là anche in Italia, con immigrati ridotti in vera e propria schiavitù. Oggi poi, a differenza dei tempi di Amos, non si rispettano nemmeno più il riposo settimanale e le grandi feste!

Cosa si può imparare da un amministratore disonesto e scaltro? La domanda sollevata dalla parabola di Gesù ha sfidato e continua a sfidare schiere di commentatori. Il racconto contiene alcuni elementi incerti: non è chiaro se l’amministratore, con lo sconto praticato ai creditori del suo padrone, si privi di una parte di guadagno frutto di usura comunemente praticata o se frodi il suo padrone. In ogni caso cerca di trarne vantaggio. Questa astuzia gli vale la lode del padrone, anche se non lo salva dal licenziamento. Molti commentatori pensano che il racconto di Gesù sia un invito a liberarsi dalla ricchezza ingiustamente accumulata donandola ai poveri, garantendosi così la «dimora eterna». Più chiaro ed inequivocabile l’invito a servirsi dell’intelligenza per scegliere a quale «padrone» consegnare la propria vita: Dio o il denaro.

Pregare per avere uomini di potere onesti. Non si può passare sotto silenzio, in questa fase della storia mondiale, l’invito di Paolo a Timoteo a pregare «per quelli che stanno al potere». Lo facciamo tutte le domeniche, nella preghiera dei fedeli, ma se consideriamo fenomeni quali i mutamenti climatici, la crisi economica, le guerre, le nuove forme di schiavitù c’è la sensazione che la nostra preghiera sia stata finora inascoltata. Forse serve una mobilitazione di base, come quella che stanno portando avanti i giovani nel mondo. Le loro orecchie sono più sensibili ai richiami dello Spirito. Questo ci dà speranza.

Lidia e Battista Galvagno