Alice e Orso sono in cerca di tutor per l’integrazione

IMMIGRAZIONE Che cosa succede quando un richiedente asilo o un rifugiato esce dal percorso di accoglienza e si ritrova all’interno di una comunità che non conosce?

L’integrazione spesso è un miraggio, perché ad avere la meglio sono una serie di difficoltà quotidiane: alcune sono di carattere pratico, come la lingua o il districarsi tra le questioni burocratiche, ma altre sono ancora peggiori, come il muro di pregiudizi che spesso impediscono a un ragazzo straniero di creare legami d’amicizia e di fiducia, ritrovandosi solo. Nell’Albese e nel Braidese è attivo il progetto Instradaaa, finanziato dalla fondazione Crc e coordinato dal consorzio di iniziative sociali Cis, di cui fanno parte la cooperativa Alice e la cooperativa Orso, che gestiscono l’accoglienza sul territorio.

A oggi, negli alloggi della rete Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) sono presenti 27 uomini ad Alba e 37 a Bra.

L’occasione per tirare le somme del progetto, cercando anche nuove persone interessate ad aderirvi, è stata una serata organizzata giovedì scorso al Cpia in corso Michele Coppino.

A spiegare le finalità del progetto, che fa parte della campagna nazionale #ioaccolgo, sono stati gli operatori di Alice e Orso, come Alessia Mottura: «Instradaaa è un progetto di affiancamento di migranti e di richiedenti asilo usciti dal percorso di accoglienza. Al rifugiato viene affiancato un tutor d’integrazione, che può essere una persona singola ma anche un gruppo, come un’associazione o una cooperativa sociale. Il tutor diventa per il rifugiato un sostegno emotivo, portandolo alla scoperta di luoghi e di persone, così da aiutarlo a crearsi una rete di relazioni. Ma anche un supporto pratico, per esempio nella ricerca di un’abitazione autonoma: l’idea è quella di una vicinanza e di uno scambio che può durare nel tempo». Le forme pratiche di affiancamento possono essere diverse e anche un semplice caffè al bar può essere fondamentale. L’idea è proprio quella di favorire momenti di incontro alla pari, non una relazione di assistenza come tra operatore e utente.

A oggi, tra Alba e Bra, sono 23 i tutor e 14 i rifugiati entrati nel progetto. Ma ci si può rendere disponibili anche per forme di affiancamento più strette, come l’accoglienza in famiglia, ospitando un ragazzo in difficoltà nella propria casa, standogli accanto fino a quanto potrà camminare in autonomia. Sul territorio sono 9 le famiglie che si sono rese disponibili all’accoglienza, con 6 ragazzi rifugiati che hanno partecipato all’iniziativa.

Per iscriversi o per avere informazioni, è sufficiente candidarsi sul sito Internet www.instradaaa.it.

Francesca Pinaffo