Apicoltura alle prese con l’annata peggiore. Le iniziative di Mino Taricco

ROMA Mino Taricco, insieme a molti colleghi senatori ha presentato una interrogazione a Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sulla situazione dell’apicoltura e ha sollecitato la valutazione del riconoscimento dello stato di calamità naturale e la possibilità di attivare misure straordinarie di sostegno del comparto a fronte dell’annata, considerata la più problematica di sempre. I motivi vanno ricercati nelle pessime condizioni climatiche   – siccità e caldo seguiti da metà Aprile da copiose piogge, unite ad abbassamento delle temperature – che hanno determinato la scarsa o nulla resa delle fioriture primaverili e la perdita pressoché totale della produzione di miele di acacia (nel nord Italia) e del miele di agrumi  (a sud).

Produzione calata del 70 per cento, danno stimati per 70 milioni, 16 milioni in Piemonte

Secondo Taricco, «le aziende apistiche, reduci da una serie di stagioni non positive sin dal 2011, stanno riscontrando nel corso di quest’anno una somma pesantissima di danni per la mancata produzione di miele. Danni per la mortalità di alveari per fame in aprile e maggio, danni da eccessiva sciamatura, per non parlare dei danni economici registrati per l’acquisto di sostanze zuccherine a causa della mancanza del “bottino naturale”, il nutrimento che le api trovano nell’ambiente – polline, lieviti, enzimi e molte altre sostanze utili al nutrimento della covata e al corretto sviluppo del sistema immunitario della colonia.  La produzione di miele del primo semestre 2019, secondo il rapporto Ismea ha registrato un fortissimo calo della produzione, soprattutto nelle regioni del settentrione. In Piemonte ci sono  5.769 apicoltori in regola con il censimento di cui 3.851 amatoriali che producono per autoconsumo (67 per cento del totale) e 1.918 che producono per il commercio (33 per cento del totale): di questi ultimi ben 457, con più di cento alveari e detengono il 61% del totale degli alveari (129.586 circa).  Le perdite stimabili sono di almeno il 70 per cento della produzione. La stima per il solo mancato ricavo ha creato un danno che ammonta per il Piemonte a oltre 16 milioni di euro, nell’insieme delle regioni a oltre 70 milioni. Per questi motivi ho interrogato il Ministro Bellanova e chiesto in Commissione agricoltura di approfondire per conto del Senato un tema per indivisuare soluzioni da proporre all’Assemblea. E richiedere al Ministero la valutazione del riconoscimento di stato di calamità naturale, con i interventi a sostegno del settore. Salvare le api e l’apicoltura non vuol solo dire salvare delle attività economiche ma contribuire allo sviluppo delle produzioni agricole di qualità, che per il 70 per cento dipendono dall’impollinazione delle api ed al mantenimento della biodiversità».