Asili nido: Alba e Bra rispettano la soglia Ue

LA SITUAZIONE Una copertura del 33 per cento: secondo gli obiettivi fissati dall’Unione europea, entro il 2010 ogni Stato membro avrebbe dovuto garantire l’accesso all’asilo nido o a servizi integrativi per l’infanzia ad almeno 33 bambini su 100 tra gli zero e i due anni. Ma mentre alcuni Stati hanno superato di molto questa soglia, in Italia la copertura media è di appena il 24 per cento. Frutto di scelte politiche e di una mancanza di investimenti portate avanti negli anni, ma anche di una programmazione che non ha saputo garantire continuità su tutto il territorio italiano, con un divario notevole da regione a regione. Un quadro tracciato di recente dall’istituto di ricerca Openpolis, che a partire dai dati 2016 – gli ultimi disponibili – ha analizzato la situazione italiana.

La prima grande distinzione è quella tra Centro-Nord e Sud, con il primo al di sopra della media nazionale e il secondo al fondo della classifica. Per fare un esempio, si passa dalla medaglia d’oro della Valle d’Aosta (con una copertura del 44,70 per cento) all’ultimo posto in classifica assegnato alla Campania (7,60 per cento). Ma anche tra le regioni centrosettentrionali la situazione non è omogenea, a partire dal fatto che sono solo due a essere in linea con i parametri europei: oltre alla Valle d’Aosta, la seconda è l’Emilia-Romagna, con una copertura del 37,10 per cento. A uscirne peggio sono Piemonte e Veneto, che si fermano a una media del 27,30 per cento. Nell’ambito di questo quadro, la situazione piemontese è particolare, perché presenta differenze marcate anche tra provincia e provincia. A brillare è Biella, che raggiunge una percentuale del 39,80 per cento. Ne escono bene anche Novara e Torino, rispettivamente con una copertura del 30,60 per cento e del 29,80 per cento.

Non si può dire lo stesso della Granda, che si posiziona al fondo della classifica regionale, con una copertura media del servizio di appena il 19,70 per cento. Ma se al Comune di Cuneo mancano più di sei punti per soddisfare l’obiettivo dell’Unione europea, la buona notizia c’è: Alba e Bra sono le migliori della provincia, raggiungendo entrambe una copertura del 43,5 per cento, ben al di sopra della media nazionale e provinciale, oltre a raggiungere l’obiettivo Ue. Ma con una differenza sul fronte dell’offerta: se a Bra il pubblico rappresenta quasi il 32 per cento dei posti disponibili negli asili nido e nelle strutture per l’infanzia, ad Alba è il contrario, con il pubblico che si ferma al 10,50 per cento e il privato che arriva al 33 per cento.

È sufficiente confrontare l’elenco regionale delle strutture per l’infanzia per rendersene conto, con i dati aggiornati a fine dicembre dello scorso anno. Ad Alba ci sono undici strutture, di cui l’unica pubblica è l’asilo comunale L’ippocastano di via Gioberti, con 60 posti. Tutte le altre sono o baby parking (massimo 25 posti) o asili privati, in cui a fare la parte del leone sono il nido della Ferrero (75 posti) e quello della Miroglio (50 posti). A Bra, invece, ci sono in totale sei strutture: l’unico nido è quello comunale di via Caduti del lavoro (con 75 posti), mentre gli altri sono tutti baby parking privati. Comunali anche i due micronidi di via Vittorio Emanuele e di via Senatore Sartori, con 24 posti ciascuno.

Francesca Pinaffo

L’obiettivo è fare in modo che tutti i bambini abbiano uguali possibilità

PIÙ PUBBLICO  A gestire l’asilo nido comunale di Bra e i due micronidi comunali, è da trentaquattro anni Silvana Bo: «In tutto abbiamo una capienza di 123 posti, ma al massimo accogliamo 120 bambini, in modo da poter gestire meglio le strutture. Quest’anno abbiamo una lista d’attesa particolarmente lunga, che comprende 59 bambini, di cui 42 braidesi e gli altri residenti fuori città. Per i non residenti, la retta è fissa, senza tenere conto dell’Isee: proprio su questo fronte più volte abbiamo invitato le Amministrazioni dei Comuni vicini a Bra a pensare a una sorta di convenzione, in modo da andare incontro alle famiglie, ma fino a oggi non c’è stato alcun passo in avanti in tal senso».

Poi aggiunge: «Il vantaggio di un asilo pubblico riguarda prima di tutto le rette, perché possono contribuire a ridurre la spesa anche le agevolazioni regionali: al momento stiamo raccogliendo le domande per il buono servizi prima infanzia della Regione e siamo già arrivati a una trentina di possibili beneficiari».

Tra le iniziative di cui la responsabile del servizio va più fiera, c’è una formula particolare avviata qualche anno fa: «Nel periodo della crisi, molti genitori si trovavano di fronte al rischio di dover ritirare i loro bambini dal nido, per motivi economici. A questo punto abbiamo introdotto una forma di asilo a ore, a seconda delle necessità dei genitori durante il nostro orario, così da consentire loro di pagare una cifra ridotta e alla struttura comunale di non rimanere con posti vuoti: dal momento che il nostro è un servizio per la città, l’obiettivo è fare in modo che tutti i bambini abbiano le stesse possibilità».

f.p.

Le rette più elevate vanno da 480 a 610 euro

PIÙ PRIVATO Tra gli enti privati che gestiscono asili nido sul territorio albese, c’è la cooperativa Alice, con quattro strutture: il nido Il Fiore in viale Masera, da 25 posti; i nidi di Vezza e di Castagnito, che possono accogliere 20 bambini ciascuno, e il nido di Ceresole da 17 posti. Gli ultimi tre sono comunali, ma affidati in concessione alla cooperativa. A queste strutture si aggiunge la sezione primavera della scuola dell’infanzia Beppe Fenoglio, rivolta ai bambini dai 18 ai 36 mesi, che fa parte dell’istituto comprensivo Piave-San Cassiano, ma che dallo scorso anno è in gestione ad Alice.

Spiega Loredana Di Cristo, responsabile del servizio per la cooperativa albese: «Il pubblico può agevolare le famiglie con un Isee più basso, perché la retta è più contenuta, ma in generale ad Alba non sembra esserci una contrapposizione tra pubblico e privato: i genitori sembrano basare la loro scelta sul servizio offerto o sulla comodità». In effetti anche quest’anno in tutte le strutture di Alice i posti sono occupati, con una lista d’attesa notevole, soprattutto su Alba. «Per quanto riguarda le tariffe, a Vezza, Castagnito e Ceresole i Comuni integrano la retta, in quanto si tratta di servizi in concessione. Lo stesso non accade ad Alba, dove l’asilo è a tutti gli effetti privato: a oggi la retta mensile è di 552 euro fino alle 16.30 e di 610 euro per il tempo prolungato fino alle 18.15, senza contare i pasti, che ad Alba si pagano a parte (al nido comunale la retta completa, nella fascia Isee più alta, è di 533 euro, ndr).

Privato è anche lo storico asilo Città di Alba in via Accademia, che al nido ha 20 posti, oltre a 20 posti alla sezione primavera. Commenta la direttrice Consuelo Cagnasso: «Da un paio di anni non ritocchiamo le rette, che sono uguali per albesi e non albesi: per l’orario prolungato fino alle 18.40, la cifra è di 480 euro al mese, compresi i pasti, tanto che risulta vantaggiosa per chi si trova nelle fasce Isee più alte, paragonandola a quanto si spende nel pubblico. In più, prevediamo agevolazioni per i soci Aca e in convenzione con Egea».

Riguardo al rapporto pubblico-privato conclude: «Per quanto contenuta, la nostra retta può risultare elevata, ma l’importante è il servizio. Con un totale di 27 insegnanti, di cui 7 educatrici e due bidelle al nido, non è facile far quadrare tutte le spese, ma fino a oggi siamo sempre riusciti a migliorare la nostra offerta formativa, riscontrando la fiducia dei genitori».

f.p.