Chi Ho Choi, da Hong Kong suona ad Alba per Jazz&Co

ALBA Il cartellone di Jazz&Co., la rassegna organizzata ad Alba da Milleunanota e diretta dal chitarrista Filippo Cosentino, tocca il terzo appuntamento sabato 26 ottobre. Il concerto, cui è stato dato il titolo “The sound of the asian jazz”, vedrà suonare alle 21 nella chiesa di San Giuseppe il chitarrista di Hong Kong Chi Ho Choi, insieme con lo stesso Cosentino (alla chitarra baritona, di cui è ormai uno degli specialisti) e a Lorenzo Arese alla batteria. “Un solo mondo, un unico patrimonio musicale”, dice il sottotitolo: e non è una frase di comodo, riflettendo piuttosto lo spirito che orienta le scelte del festival, e bene introduce la figura di Chi Ho Choi. Da Hong Kong (dove, quindicenne autodidatta, venne segnalato a un jazzista, il chitarrista Tommy Ho), Chi si è trasferito nel 2002 negli Stati Uniti, dove ha studiato con Dr. L. H. Dickert, James Hunter e Bill Hanna: oggi fa base in madrepatria, ma è un cittadino del mondo, anche musicalmente.

Chi Ho Choi, lei ha iniziato molto presto a studiare musica, con il pianoforte classico. Quando ha deciso di passare al jazz e alla chitarra?

«Il passaggio dal pianoforte classico alla chitarra jazz non è stato una scelta intenzionale; credo si possa parlare di destino. Quando ho iniziato lo studio del pianoforte, la mia famiglia si è ritrovata in bolletta, e ho dovuto interrompere. C’è stato un momento in cui avrei voluto suonare il sassofono, ma non me lo potevo permettere; così ho deciso per uno strumento che fosse abbordabile – la chitarra. Dopodiché, sono andato negli Stati Uniti, a studiare giurisprudenza e ho finito per conseguire una laurea in Jazz guitar performance».

Chi Ho Choi e Filippo Cosentino

Sembra molto interessato alla conoscenza e alla commistione di culture e linguaggi musicali: pensa che questa sia una caratteristica specifica della musica jazz?

«Sì, per me il jazz è un linguaggio universale, con cui posso comunicare con altri musicisti, e questo è per me il modo migliore per capire un’altra cultura».

Ritorna ad Alba a suonare al festival Jazz&Co., e con Filippo Cosentino ha suonato in duo e in altre formazioni, anche nel suo Paese. Ci descrive come funziona l’interplay tra di voi?

«Con Filippo abbiamo molte cose in comune. Suonare con lui è come suonare con un fratello, ma allo stesso tempo, le sue origini completamente diverse mi aiutano a capire meglio il background della musica italiana».

Cosa ascolteremo nel concerto di Alba?

«Suonerò alcuni dei miei brani originali, e mi preparerò a ritornare il prossimo anno in tour con la mia band. Quest’anno avremo un’ospite speciale, la vocalist Jose Leung».

L’idea di improvvisazione è qualcosa di familiare alla cultura musicale asiatica?

«A mio avviso, rispetto alla cultura occidentale, quella cinese è più disciplinata, più osservante; direi che l’improvvisazione non è effettivamente molto comune nella nostra cultura musicale».

Qual era il panorama jazzistico a Hong Kong, quando lei ha iniziato? E oggi?

«I musicisti jazz a Hong Kong erano di meno, rispetto a oggi, ma erano tutti bravi. Ora mi pare che si possa dire il contrario».

Lei è anche compositore e produttore: questo influisce sul modo di suonare con altri musicisti?

«Assolutamente. È il motivo per cui sono sempre molto attento agli altri e a quello che succede nella musica in quel preciso momento».

La chitarra nel jazz vanta una gloriosa tradizione: quali ne sono le figure più importanti, secondo lei?

«A essere sincero, ho gusti piuttosto curiosi. Per lo più, io non ascolto chitarristi, ma molto più spesso pianisti, sassofonisti, trombettisti. Comunque, se devo fare il nome del chitarrista per me più influente, direi Joe Pass».

Edoardo Borra