Gadi Luzzato Voghera: conoscere, studiare e divulgare per battere l’antisemitismo

CISTERNA Negli scorsi giorni il Senato, con l’astensione della destra, ha dato il via alla commissione d’inchiesta sul razzismo e l’antisemitismo in Italia proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre,sopravvissuta ai Lager.

Mercoledì 23 ottobre nel castello di Cisterna Gadi Luzzato Voghera ha presentato il suo libro Antisemitismo (Editrice bibliografica). Storico dell’ebraismo, nel suo saggio Voghera ricostruisce i percorsi che sono alla base del fenomeno ed analizza le ripercussioni odierne con i social network.

Professor Luzzatto, l’Ottocento e il Novecento sono i due secoli che, dall’affaire Dreyfus alla Shoa, più si collegano all’antisemitismo. Quali sono le radici e le eredità di questo fenomeno?

Gadi Luzzato Voghera

«Nell’800 prende forma in Europa e negli Usa la moderna società borghese: gli ebrei ottengono l’emancipazione giuridica e vengono equiparati agli altri cittadini. Da quel momento prendono parte a tutti gli aspetti della società e la loro improvvisa presenza sulla scena pubblica viene vista da alcuni settori con sospetto. Nasce in quel contesto l’antisemitismo come ideologia politica: un linguaggio che si struttura nell’800 ma che matura i suoi esiti più drammatici nel secolo successivo».

Che rapporto esiste oggi tra l’antisemitismo da una parte e la Shoa e le politiche israeliane dall’altra?

«L’antisemitismo si nutre di elementi che derivano dalla tradizione teologica antigiudaica, fortemente radicato nel cristianesimo e in certe interpretazioni islamiche. A questi pregiudizi si sono sommati nuovi temi tuttora spendibili politicamente: la teoria del complotto, l’identificazione dell’ebreo cui si attribuiscono caratteristiche false. In questo modo negli ultimi anni la manipolazione dello sterminio nazista, associata ad altri aspetti, si è trasformata in nuovi linguaggi praticabili, buoni per un manifesto elettorale o per una chat su Whatsapp».

Cos’è e come si affronta oggi l’antisemitismo?

«In Italia i sondaggi ci dicono che l’11% della popolazione (circa 7 milioni di cittadini) esprimono un antisemitismo “puro”, incentrato su risposte ostili a prescindere. È antisemitismo ogni volta che viene attribuito agli ebrei, alla loro tradizione religiosa o alle istanze politiche che vorrebbero rappresentarli (sia il sionismo o la politica israeliana), una serie di caratteristiche basate sul pregiudizio. Quindi la risposta non può che muovere dal piano culturale: conoscere, studiare e divulgare le dinamiche storiche che hanno portato una minoranza a essere parte della costruzione delle civiltà europea, mediorientale e americana».

Roberto Savoiardo