La Marcia per il fiume: il sentiero di chi torna a un legame antico e dimenticato

ALBA Una donna sventola una bandiera, un ragazzo urla: «Rivogliamo il nostro fiume». Un’anziana signora distribuisce volantini che spiegano le ragioni per cui il Tanaro è malato: scarichi abusivi da parte di numerose aziende, trattamenti agricoli che defluiscono nelle acque, plastica e spazzatura gettata lungo le rive, attività estrattive. Un gruppo di persone imbraccia un telo che condanna le logiche del neoliberismo economico, responsabili di un disastro ecologico e di disparità sociali crescenti. Il corteo del 19 ottobre suonava come un grande tamburo sotto il cielo nuvoloso dell’autunno appena cominciato. Era il ritmo di chi non accetta più la condizione di passività imposta e cammina per riappropriarsi di un bene pubblico.

Nelle settimane precedenti un fervore collettivo, un’attesa preparatoria aveva investito la città: organizzata dal Collettivo Mononoke, Laboratorio Sociale Chabas, Cinema Vekkio e Tanaro Libera Tutti, la Marcia per il fiume rappresentava il primo corteo dedicato a un elemento naturale. Semplice l’obiettivo: “riprendersi a livello simbolico il corso d’acqua”, “tornare a fare il bagno nel Tanaro oggi inquinato” e riconquistare quell’antico e perduto legame con la natura. Perciò sono cadute le barriere separatorie, cedendo il posto alla coesione: alla marcia sfilavano la Comunità Laudato Sì di Gazzetta d’Alba, Casa rotta, Canale ecologia, Italia nostra, Valle Bormida pulita.

Hanno spiegato gli organizzatori: «Ricorderemo il 19 ottobre 2019 come il primo passo verso un’unione tra cittadini associazioni e collettivi capaci di trascendere la logica partitica, per intraprendere una lotta in difesa della natura, contro il modello economico iperproduttivo e contro l’ottica del profitto. Le nostre richieste sono risuonate nei palazzi del potere che, a oggi in silenzio, saranno presto (ri)sollecitati a risponderci». E proseguono: «Solo cambiando il sistema, potremmo di nuovo tuffarci nel nostro fiume, e riaverlo pulito come ai tempi dei nostri nonni. Queste le richieste poste al Comune di Alba e alle autorità competenti: primo, elenchi e monitoraggio degli scarichi riversati direttamente nel fiume. Secondo, costante divulgazione dei dati relativi al monitoraggio dei rii, dei torrenti e dei fiumi, con analisi e risultati mensili. Terzo, costante divulgazione dei dati riguardanti il monitoraggio del depuratore di Govone, con aggiornamenti mensili circa il funzionamento e la portata degli scarichi. Quarto, richiesta all’Arpa di visione della certificazione Aia inerente la ditta Italgelatine di Santa Vittoria d’Alba. Quinto, costante monitoraggio e report sull’impatto ambientale delle varie attività estrattive e di escavazione riguardanti le rive e il letto del Tanaro».

La “Marcia per il fiume” ricorda il concetto sviluppato dal sociologo Serge Moscovici negli anni ’70, quello di minoranze attive: non sono i gruppi dominanti e privilegiati a influenzare il corso degli eventi. Sono le minoranze, numericamente svantaggiate ma portatrici di un pensiero di rottura, che in modo silenzioso procedono secondo l’antico proverbio: provocano sbattiti d’ali di farfalla che, in modo invisibile, in uno spazio e tempo non calcolabili, potranno a loro volta produrre un uragano.

Roberto Aria