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Perché in piemontese si dice ghigna ‘d tòla? Scopriamolo con Paolo Tibaldi

Tòla: Latta, lamiera; recipiente cilindrico in lamina di metallo

La lingua piemontese è fatta di figure retoriche che vanno a pescare qua e là nel lessico più colorito ed esilarante. Una su tutte rappresenta molto bene il carattere di chi è solitamente sfrontato, impudente, spudorato. Abbiamo già sentito dire ghigna ‘d tòla oppure facia ‘d tòla, quando si descrive qualcuno noto per avere un coraggio che culmina nella sfacciataggine, rischiando l’imbarazzo dell’interlocutore, oltre che una rispostaccia. Faccia di bronzo?

La parola della settimana è proprio tòla. Femminile e singolare, indica principalmente un materiale metallico, la latta, la lamiera. Qualcuno lo chiama anche metallo dolce per la sua capacità di essere facilmente sagomato, poi trasformato in oggetti utili e soprattutto resistenti al tempo. Di conseguenza viene così chiamato il recipiente, solitamente di forma cilindrica e delle più differenti capienze, deputato al confezionamento di alimenti e non solo, come acciughe, tonno, bevande, vernici, petrolio, eccetera.

Per essere precisi, il contenitore di tòla, assume differenti declinazioni, dall’accrescitivo al diminutivo, a seconda della dimensione. Abbiamo quindi il tolon, il tolòt, il tolin. C’è anche un mestiere il cui nome prende le mosse proprio da questa parola: il tolè, ossìa il lattoniere, ormai meglio conosciuto come idraulico. Tòla pare avere etimo latino nella parola TABULA. C’è anche il modo di dire bàte ‘ȓ tòle, vale a dire catturare gli sciami di api in volo mediante l’unione di due contenitori in lamiera.

C’è un terzo significato, molto meno raffinato che riconduce a commenti maschili sulla prosperosità femminile cui lascio a voi l’immaginazione; basti sapere che si pronuncia al plurale.

Restando invece al significato originario della parola di oggi, bisogna sapere che c’è chi ne ha fatto il nome di un’azienda delle nostre parti, tòle, che si occupa proprio di trasformazione di lamiere in modo tanto utile quanto creativo. Alla faccia di chi dà il piemontese per spacciato!

Paolo Tibaldi