Alessandro Quarta, grande artista per l’avvio delle Notti della Natività ad Alba

ALBA Il primo grande nome della dodicesima edizione delle Notti della Natività –­manifestazione che accompagna Alba per alcune settimane, fino alla nascita di Gesù – è Alessandro Quarta, un violinista italiano di fama internazionale, reduce dal grande successo incontrato quest’anno a Sanremo con il Volo nella serata dedicata ai duetti. Il curriculum di Quarta è di altissimo livello: vanta collaborazioni con stelle planetarie come Lenny Kravitz, Carlos Santana, Celine Dion, Robin Williams, Joe Cocker e Liza Minnelli. Nella sua carriera di violinista, polistrumentista e anche compositore ci sono inoltre collaborazioni con le stelle internazionali della musica pop – in Italia anche con Laura Pausini, Gianna Nannini, Lucio Dalla, Tiziano Ferro e Zucchero – e la scrittura di musica inedita per film della Walt Disney. Dal 2005 al 2008 è stato seconda e prima spalla dell’orchestra Symphonica Toscanini (direttore stabile Lorin Maazel) e si è esibito nei principali teatri del mondo, in tournée in Europa, Cina, America, Giappone, Medio Oriente.

Alessandro Quarta sarà al teatro Sociale di Alba sabato 7 dicembre. L’ingresso è gratuito, ma è necessario prenotarsi, a partire dalle ore 10 di giovedì 7 novembre, collegandosi al sito Web: www.nottidellanativita.it.

Quarta è il primo “colpo” di un’edizione delle Notti della Natività che promette di far emozionare: «Stiamo lavorando a una serie di grandi eventi insieme al borgo San Lorenzo, all’ente Fiera internazionale del tartufo e all’Associazione commercianti albesi», conferma il vicesindaco di Alba Emanuele Bolla.

«La mia musica è emozione, studio, impegno, sacrificio»

L’INTERVISTA 43 anni, di cui 40 vissuti con un violino in mano, fieramente salentino, Alessandro Quarta è uno di quegli artisti con la “A” maiuscola, che vivono per la musica. Il violinista si racconta senza filtri a Gazzetta d’Alba: dai suoi sacrifici per la musica alla repulsione per i talent show, che hanno messo al centro l’immagine e in un angolo le note. Le sue parole ai giovani: «Non saranno i tatuaggi sul volto o i vestiti alla moda a rendervi musicisti: lo diventerete solo con studio e tanti sacrifici».

Alessandro, sarà la prima volta ad Alba?

«Non la prima in assoluto, perché la visitai con i miei genitori da ragazzino: sarà la prima volta da musicista. E non vedo l’ora».

È vero che le è arrivata la fama del teatro Sociale?

«Sono eccitato e curioso all’idea di esibirmi in un teatro aperto su due sale completamente diverse tra loro: è qualcosa di unico, perlomeno a livello italiano».

Che concerto devono aspettarsi i tanti albesi che verranno a vederla?

«Un concerto a 360 gradi, senza etichette. Non amo definire la musica, la musica dev’essere semplicemente bella ed emozionante. Al mio fianco ci sarà il compagno di centinaia di concerti, il pianista Giuseppe Magagnino, ma anche altri elementi: batteria, contrabbasso e chitarra classica. Partiremo da Bach, passando per Mozart e Paganini, arrangiato in chiave jazz. Spazio, poi, a brani di Gershwin, al mio Charlot, ma anche a colonne sonore con arrangiamenti di brani di Nino Rota, dal Padrino a un medley (due o più brani eseguiti in sequenza e in versione più breve rispetto all’originale, ndr) con le colonne sonore di Amarcord, La dolce vita e 8 e mezzo. Non mancherà il grande Astor Piazzolla, a cui ho dedicato il mio ultimo album».

È vero che oltre al violino, un rarissimo Alessandro Gagliano del 1723, lei suona altri strumenti?

«Sì, suono pianoforte, chitarra, basso e batteria, ma il violino resta il primo amore: lo presi in mano per la prima volta a tre anni, da allora ne sono passati quaranta e mai ho smesso di studiare».

Quanto è importante lo studio per diventare grandi musicisti?

«È fondamentale. Oggi tutti vogliono diventare cantanti o musicisti, ma devono scegliere se fare musica o giocare. All’altare della musica ho sacrificato tutto, studiando 12 ore al giorno per 40 anni. La musica non è il tatuaggio sul volto per vendere un disco in più o il vestito alla moda; la musica è emozione e non apparenza. Vorrei che i giovani musicisti capissero che il successo passa da studio, impegno e sacrifici e non da un “sì” o un “no” in un talent show, da parte di giudici che in molti casi non sanno nemmeno leggere un pentagramma».

Lei si è esibito all’arena di Verona, negli stadi, davanti alla marea di persone delle Notti della taranta, ma il grande pubblico l’ha conosciuta al Festival di Sanremo. Come si è sentito a salire sul palco dell’Ariston?

«È stato emozionante come salire su altri palchi: per me suonare è come un sogno, non importa se dall’altra parte ci sono dieci o 200mila persone o se mi vedono 20 milioni di spettatori. Ciò che conta è riuscire a far sognare il pubblico con me. All’Ariston penso di esserci riuscito perché, quando ho riaperto gli occhi, mi sono ritrovato in ginocchio con tutta la platea in piedi ad applaudire».

Come è nata la collaborazione con i ragazzi del Volo?

«È nata dopo la mia esibizione con Roberto Bolle durante il suo programma Danza con me, nel quale ho portato il mio brano Dorian Gray. Probabilmente, tra i telespettatori c’erano anche i ragazzi del Volo, che mi hanno chiesto di esibirmi con loro a Sanremo. Ho accettato non per la televisione, ma perché ho conosciuto dei giovani ricchi di passione e padronanza musicale».

Che cosa ha provato quando nel 2013 la Cnn l’ha definita «Musical genius» e nel 2017 quando è stato premiato a Montecitorio come Miglior eccellenza italiana nel mondo per la musica?

«Sono soddisfazioni che ti aiutano a continuare nello studio e nel sacrificio, ma non devono rappresentare un punto di arrivo: nel mio caso sono servite a continuare a girare il mondo, a imparare e vivere per la musica».

Lei ha lavorato con decine di grandi artisti: con quale vorrebbe collaborare?

«Sono fortunato, perché il mio desiderio è già realtà, lavorerò con Dee Dee Bridgewater, un’artista straordinaria, con cui si è creato fin da subito una grande intesa. Anche lei vive di musica e per la musica».

Quali sono le emozioni che vorrebbe regalare al pubblico albese?

«Ce la metteremo tutta per regalare emozioni. Adoro quando alla fine di un concerto il pubblico, invece di dirmi “bravo!”, mi dice: “grazie, speriamo di rivederci”. In quel momento capisco che sono riuscito ad arrivare al cuore e spero accada ad Alba. Vi aspetto il 7 dicembre!».

Marcello Pasquero