Alluvione: fare prevenzione costa sette volte meno e salva vite

PROTEZIONE CIVILE La prevenzione costa sette volte di meno che la gestione dell’emergenza e soprattutto è un’alleata fondamentale nel salvare vite umane: sono questi i concetti chiave emersi dal convegno “Il rischio idrogeologico in provincia di Cuneo”, organizzato lunedì 4 novembre dalla sezione cuneese dell’Ance, l’associazione nazionale che riunisce i costruttori edili, e da Confindustria Cuneo.

Un momento di confronto con un obiettivo chiaro, come ha spiegato in apertura Elena Lovera, presidente della sezione cuneese dell’associazione: «L’alluvione del ’94 fece molte vittime, oltre a segnare profondamente tutto il territorio colpito con un lunghissimo elenco di danni. Con gli effetti del cambiamento climatico, è evidente che saremo obbligati sempre di più a fare i conti con problemi di natura idrogeologica. Ma, anziché dover gestire l’emergenza come abbiamo fatto fino a oggi, ci troviamo di fronte a un’altra possibilità: mettere in atto un vero cambio culturale, agendo in chiave di prevenzione. Come costruttori edili, siamo pronti a fare la nostra parte, portando avanti sempre di più il concetto di sostenibilità, che però implica dei costi ingenti: per questo è fondamentale che il Governo centrale si attivi con risorse ad hoc, così da non far ricadere tutti gli oneri su cittadini e imprese».

Il 5 novembre, nell’anniversario dell’alluvione del 1994 le scuole albesi hanno partecipato a una prova di evacuazione

Il problema è da affrontare con un certa urgenza, come emerso da uno studio condotto sul tema da Ref ricerche. Il primo aspetto da prendere in considerazione è il rischio, come ha spiegato il ricercatore Andrea Ballabio: «A partire da dati Ispra, possiamo dire che il 17 per cento del territorio italiano presenta un rischio idrogeologico alto. Se si parla di eventi alluvionali, sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Toscana e il Piemonte le regioni con il più alto livello di pericolosità. La Granda, con il suo territorio montano e collinare, rientra tra le aree con un rischio più elevato, che interessa oltre mille chilometri quadrati del territorio provinciale».

Sul piano delle risorse stanziate e del loro uso, però, qualcosa non torna: «Negli ultimi sei anni, in Italia sono stati dichiarati 87 stati di emergenza climatica, con 9,4 miliardi di danni riconosciuti, a fronte dei quali sono stati trasferiti solo 911 milioni di euro. Se guardiamo invece ai fondi stanzianti per mitigare il rischio di eventi di questo tipo, nello stesso periodo sono stati 5,6 miliardi. Peccato che, a livello italiano, solo il 44 per cento di questo sia stato effettivamente speso. In Piemonte questa percentuale sale al 72 per cento, ma rimane quasi un 20 per cento di progetti non conclusi, non avviati o privati del finanziamento».

Da questi numeri emergono due aspetti: «L’inconcludenza della pubblica amministrazione italiana nel realizzare progetti per i quali sono stati stanziati fondi e l’insufficienza di questi ultimi, dal momento che nel 2017 risultava che il fabbisogno delle regioni in materia di prevenzione ammontasse ancora a 22,9 miliardi di euro».

Si aggiunga, nell’ultimo periodo, una generale sproporzione nella distribuzione delle risorse: «Se guardiamo al piano ProteggItalia, firmato lo scorso febbraio, degli 11 miliardi stanziati in totale dal Governo, 3 miliardi sono stati destinati alle emergenze e 4 alla prevenzione, quando quest’ultima richiederebbe somme ben maggiori, dal momento che rappresenterebbe un risparmio notevole rispetto alla gestione dell’emergenza, oltre a salvare vite e a preservare spazi ed edifici», ha aggiunto il ricercatore.

A questo aspetto si riferisce l’Ance nel chiedere un maggior sostegno al Governo. Anche perché, come ha ricordato Daniele Bormioli di Arpa Piemonte, «se la distribuzione e la frequenza di eventi alluvionali in Piemonte sono rimaste piuttosto invariate nel tempo, a crescere in modo esponenziale è l’intensità di precipitazione; basti pensare che quella dell’ultimo evento nell’Alessandrino è stata doppia rispetto a quella dell’alluvione del ’94. A far aumentare i danni, poi, un’urbanizzazione poco consapevole, che si è spinta a ridosso dei fiumi». La grande alluvione è stata certamente il punto di partenza per un cambio di prospettiva, ma c’è ancora molto da fare.

Francesca Pinaffo