Barbera d’Alba riconosce la sottozona Castellinaldo

DISCIPLINARE Ci sono novità in casa Barbera d’Alba, il vino prodotto in una cinquantina di paesi tra destra e sinistra Tanaro, con denominazione di origine riconosciuta nel 1970. Dopo le variazioni approvate circa dieci anni fa, il consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha proposto ai produttori interessati tre ipotesi di modifica: il passaggio dalla Doc alla Docg, la rettifica dei confini della zona di origine e il riconoscimento della sottozona Castellinaldo. Per il momento, il passaggio dalla Doc alla Docg è congelato, in quanto tale riconoscimento va richiesto separatamente dalle altre due correzioni. Attualmente, il consorzio sta sottoponendo all’approvazione dei produttori l’inserimento in disciplinare della sottozona Castellinaldo e l’ampliamento della zona di origine delle uve.

Era la metà degli anni Novanta quando i produttori di Castellinaldo cominciarono a lavorare per sottolineare il forte legame tra le loro vigne e il Barbera e tra le loro aziende e il Barbera d’Alba. Nel 2016, il progetto produsse l’adozione del marchio collettivo Castellinaldo, registrato il 7 ottobre di quell’anno insieme al Regolamento d’uso contenente le norme più rigorose di questo vino rispetto alla più generale Barbera d’Alba Doc. La proposta del consorzio albese è di trasformare il marchio collettivo Castellinaldo in una specifica sottozona nel disciplinare del Barbera d’Alba. Tra le regole più restrittive ricordiamo la zona di origine. La zona Castellinaldo, a conferma dei confini individuati dal marchio collettivo, comprende il territorio di Castellinaldo e alcune aree di Vezza, Canale, Priocca, Magliano Alfieri, Castagnito e Guarene, quelle dove i suoli sono più coerenti con quello di Castellinaldo. Affinché la modifica sia approvata è necessario il consenso del trenta per cento dei produttori, che rappresentino almeno il 30 per cento della superficie totale dichiarata nell’ultimo biennio.

La proposta riguarda l’estensione dell’area di origine delle uve all’intero territorio di Bastia, Belvedere Langhe, Clavesana, Ciglié, Dogliani, Farigliano, Rocca di Ciglié, Somano e parte del territorio dei Comuni di Montà, Santo Stefano Roero e Monteu. Si tratta di una modificazione che ha suscitato un po’ di apprensione. Si ricorda che sono soltanto cinquanta gli ettari coltivati attualmente a Barbera nelle zone oggetto della proposta di ampliamento e che le possibili future espansioni potranno essere regolate con la gestione degli impianti, come capita già per altre denominazioni.

La decisione del consorzio di procedere verso l’ampliamento di zona è motivata dalla necessità di contrastare la perdita di ettari vitati che la denominazione Barbera d’Alba ha subito negli ultimi anni, sia per i danni della flavescenza dorata, sia per l’andamento di sviluppo che ha orientato molti impianti verso il Langhe Nebbiolo. L’apertura ai Comuni del Doglianese è dettata dall’uniformità dei suoi terreni con quelli dell’attuale zona di produzione, in particolare la destra Tanaro. Relativamente al Roero, si tratta di una modifica marginale, dettata dall’opportunità di adeguare i confini della zona a quelli della Doc Langhe. In questo caso, la modifica sarà approvata qualora ottenga il consenso del 51 per cento dei produttori, che rappresentino almeno il 66 per cento della superficie totale rivendicata nell’ultimo biennio.

Giancarlo Montaldo