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Con il paesaggio rurale si favorisce lo sviluppo dell’alta Langa

ALTA LANGA «L’obiettivo è la possibilità per le zone dell’alta Langa di essere riconosciute come paesaggio rurale storico nazionale nell’apposito registro creato dal Ministero delle politiche agricole, che a sua volta darà modo di operare strategie territoriali di sviluppo rurale e fornire concretamente supporto alla popolazione locale». Lo afferma il ricercatore di Arpa Piemonte Enrico Rivella dopo gli incontri di fine ottobre in Valle Uzzone. L’iscrizione al registro (di cui Gazzetta ha già parlato nelle scorse settimane, annunciando la possibile candidatura a cura di Unione montana ed ente Fiera della nocciola, ndr) potrebbe contribuire a valorizzare aree collinari oggi marginali, in un contesto agricolo provinciale e regionale in forte cambiamento strutturale, climatico e turistico.

Tutto inizia con una ricerca promossa dal Ministero delle politiche agricole, che ha identificato 120 paesaggi distribuiti in tutte le regioni italiane: dei sei luoghi piemontesi selezionati, due appartengono all’alta Langa.  Il primo è rappresentato dalle policolture storiche della Valle Uzzone; l’altro dai pascoli di Roccaverano. Spiega Rivella: «La Valle Uzzone è stata segnalata come esempio di mosaico di colture che oggi chiamiamo agricoltura promiscua tradizionale, pratica che per secoli ha dominato il paesaggio collinare. L’obiettivo ora è quello di entrare a far parte del Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali, uno strumento istituito nel 2012 dal Ministero per censire, aiutare e promuovere i paesaggi e le pratiche di un’agricoltura tradizionale e sostenibile». Il percorso di iscrizione è lungo: bisogna dimostrare, mediante elaborazioni di dati economici, analisi territoriali e ricerche storiche, che il paesaggio candidato sia prevalentemente integro, ovvero che abbia subito nulle o minime trasformazioni dalla prima metà del secolo scorso a oggi. Con i cambiamenti climatici in corso e l’azione umana che tende a prevaricare la natura l’obiettivo si complica, ma l’alta Langa conserva ampie aree integre.

I vantaggi di un’iscrizione sarebbero molti: dal potenziamento della visibilità e riconoscibilità del paesaggio, fino alla possibilità di accesso preferenziale a misure del Piano di sviluppo rurale, a vantaggio di coloro che, coltivando o praticando l’allevamento in modo tradizionale, si trasformano in custodi di un’importante patrimonio paesaggistico.
Conclude Rivella: «Abbiamo sensibilizzato gli amministratori locali sull’importanza di avviare una domanda di iscrizione: un’eventuale accettazione potrebbe rappresentare un piccolo passo verso la diminuzione della marginalità di aree dall’enorme potenziale non solo agricolo ma anche ecologico, legato alla biodiversità e alla naturalità».

Matteo Viberti