Corso Asti, nuova vita senza amianto per l’area Miroglio

IL PROGETTO / 1 Il mesotelioma pleurico ha un’incidenza più bassa rispetto al resto del Piemonte, con venti morti in quattro anni dal 2015 al 2018: questi i numeri nell’area dell’Asl Cn2 per l’infezione provocata nella quasi totalità dei casi dall’esposizione all’asbesto o amianto. Ma è difficile capire la portata reale dei danni: a causare le patologie non è l’eternit in sé, bensì l’esposizione e l’inalazione delle fibre d’amianto che si sedimentano nei polmoni, bucandoli. L’usura del materiale causa la dispersione nell’aria delle fibre, che vengono quindi inalate. È facile intuire come l’invecchiamento delle ancora numerose coperture in eternit risulti pericoloso, poiché la latenza della malattia risulta di alcune decine di anni e, in base agli studi epidemiologici, il picco dei decessi è previsto per il quinquennio 2020-2025.

Occorre dunque agire per arrestare questa immane strage silenziosa. Le buone notizie non mancano ad Alba – a partire dall’intenzione di bonificare l’area Miroglio di corso Asti –, passando per il Roero, dove i sindaci seguiranno l’esempio di Castagnito, primo Comune “amianto free” del territorio, e arrivando a Bra, città in cui il Municipio ha già stanziato cospicui fondi per la bonifica.

Ad Alba Franco e Marta Miroglio, con Stefano Servetti, proprietari della società Mre Miroglio Real Estate, lanciano un ambizioso progetto per riqualificare gli ex stabilimenti dell’industria tessile di corso Asti e rimuovere circa la metà di tutto l’amianto presente in città, più di 60mila metri quadrati sui 115mila censiti. Si tratta di un intervento senza precedenti per la sua importanza, su una superficie complessiva di 120 mila metri, completando la valorizzazione dell’area d’ingresso, che potrà passare da pessimo biglietto da visita a nuovo polo industriale di avanguardia: qui si segnalano i recuperi della Bianco- Tcn di Giuseppe Bernocco e quello – appena avviato –dell’area dell’ex multisala della signora di Gufram e Italgelatine Sandra Vezza.

Il nuovo progetto verrà svelato nelle prossime settimane. Sarà articolato per dare nuova vita a una zona enorme, orfana della produzione industriale da inizio Duemila, utilizzata dal 2006 al 2013 come magazzino a servizio della Mondo e poi rimasta vuota. Nel tempo sono state ventilate più ipotesi: dalla destinazione fieristica a quella commerciale, poi sempre tramontate. Ora Franco e Marta Miroglio –figli di Edoardo, imprenditore da tempo trapiantato in Bulgaria –, con Stefano Servetti a capo di una cordata di investitori, hanno provato a immaginare una nuova vita per l’enorme area albese ex industriale: una porzione di edificio, su strada Tagliata, dovrebbe continuare ad avere destinazione produttiva, mentre un’altra parte diventerebbe commerciale, per strutture di medie superfici, affacciata su corso Asti. Metrature inferiori sarebbero destinate a uffici e ad abitazioni, realizzate in edilizia convenzionata nell’area dell’attuale depuratore. Sono previsti anche una buona metratura verde e interventi per contrastare eventuali allagamenti.

Il progetto definitivo però andrà concordato con la Giunta e il Consiglio comunale albesi, quest’ultimo chiamato a rivedere il Piano regolatore generale, modificando la destinazione d’uso, che oggi è soltanto produttiva.

La notizia è di quelle che fanno sobbalzare sulla sedia, perché sembrava fin qui difficile immaginare una nuova vita per un terreno ex industriale così esteso, più volte attenzionato dal nostro giornale per un motivo ben preciso: la presenza di oltre metà di tutto l’amianto censito ad Alba.

Sono infatti oltre 60mila i metri quadrati di eternit presenti sui capannoni di corso Asti, di proprietà della Mre Miroglio Real Estate, che già in passato aveva dimostrato attenzione per il pericolo causato dalla presenza di amianto, incapsulando il materiale.

Marcello Pasquero

INCHIESTA: LA PROBLEMATICA DELL’AMIANTO