Emilio Jona presenta il suo libro Il fregio della vita

CISTERNA Domenica 24 novembre alle 16 il castello di Cisterna ospiterà l’incontro tra i lettori ed Emilio Jona, che ha recentemente dato alle stampe il romanzo Il fregio della vita (Neri Pozza). Poeta, commediografo, narratore e saggista, l’avvocato biellese oggi novantaduenne è stato uno dei protagonisti dell’esperienza di Cantacronache a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. Ha dedicato molto del suo operato alla canzone popolare, che ha raccolto in numerosi volumi. Finalista del premio Bottari Lattes nel 2016, nel suo nuovo romanzo Jona si colloca nel solco della tradizione mitteleuropea, sia ambientando la storia nella Vienna degli anni Trenta sia raccontando la vicenda fra mille sfaccettature di una storia coniugale la cui trama è tessuta da un terzo testimone.

Uno dei personaggi del suo romanzo è un nano. Il pensiero è andato subito al protagonista del Tamburo di latta di Gunter Grass. La deformità di Oskar è per Grass la trasposizione delle brutture del mondo il suo nano è la voce critica, un punto di vista diverso rispetto alla storia dei due coniugi. Perché la scelta di questo personaggio ed esiste eventualmente un legame con quello di Grass?

«Ho amato il Tamburo di latta, ma non ho mai pensato coscientemente ad Oscar. Il nano Herbert è un personaggio che sta tra Krauss e il suo amico, l’architetto Loos, e agisce come mediatore critico, messaggero e levatrice della storia di Kurt e di Charlotte. Herbert è una creatura dei miei sogni, in cui sovente mi sono rappresentato come un nano dispettoso, curioso, attento e crudele anche con sé stesso».

Altro paragone letterario è con La sonata Kreutzer di Tolstoj. In entrambi i romanzi la gelosia, là vissuta in maniera viscerale qui quasi esageratamente assente, costituisce un elemento significativo. Quanto è stato difficile andare così a fondo nelle dinamiche e nelle anime stesse dei personaggi, restituiti in maniera così immediata?

«Il richiamo alla sonata a Kreutzer è dichiarato; Kurt e Herbert ci giocano sopra, se la palleggiano. C’è poi un altro racconto straordinario in sottofondo, la Mite di Dostoevskj, che è il libro che sta leggendo Charlotte accanto all’amante, mentre il marito scala la montagna e comincia a elaborare la sua follia amorosa. Il Fregio si pone come modesto terzo tra cotanto senno a trattare di amore, gelosia, tradimento e morte, come in quei due capolavori».

Lei ha dedicato molto tempo alla raccolta del canto popolare, basti pensare al prezioso lavoro sulla Grande guerra. I canti dei soldati, così come degli operai e delle mondine, sembrano stabilire un collegamento tra la grande storia e le vicende delle singole persone o categorie sociali. Nel romanzo invece le vicende di Charlotte e di Kurt sembrano lontane dalle drammatiche vicende dell’Austria tra il 1934 ed il ’38. Che rapporto hanno veramente gli uomini e le donne con la storia?

«La gelosia è una componente importante nel romanzo, tocca i due personaggi centrali, partendo dalla sessualità e da voyerismo per l’uno e dalla possessività per l’altro, è un veleno ingannatore che si dipana da un tema pittorico famoso, per dominare diversamente i due protagonisti. L’analisi psicologica di questo rapporto coniugale è stata favorita per me da 60 anni di professione d’avvocato e dalle centinaia di coppie che ho collaborato a separare o a divorziare.

 

Oggi viviamo un tempo in cui tutto è comunicazione. Sui social passano le istantanee della nostra quotidianità e spesso Facebook diventa un luogo per eternizzare la vita. Allo stesso tempo sembriamo incapaci di comunicazioni autentiche, tutto è relativo. Che ruolo ricopre oggi l’incomunicabilità?

«Il mio lavoro di studioso del mondo e del canto popolare è molto divaricato rispetto al mio lavoro di scrittore. Il microcosmo popolare comunica col macro della grande storia, e la riflette. Qui siamo in un altro versante della storia quello della medio-alta borghesia mitteleuropea, dove la storia privata si scontra con quella pubblica. I sentimenti che pervadono i protagonisti sono così forti ed invasivi da occultare e minimizzare gli eventi di un’Austria che produce una straordinaria cultura umanistica e che tuttavia insieme s’incammina verso il nazismo. Le persone possono essere dentro o fuori della storia, possono ignorarla o esserne travolti come Charlotte e Kurt».

 

Lei è uno dei massimi studiosi di storia orale. Che cos’è oggi la cultura popolare e come si manifesta?

«Facebook è stato il frutto di una rivoluzione tecnologica nata nella California degli  anni ‘70 per opera di Hippies e di ingegneri informatici, che aveva in sé degli elementi positivi e diciamo libertari, una più diretta, libera, facile, rapida comunicazione tra gli umani. Ma essa in non molti anni si è trasformata, non solo in un luogo dove ciascuno riversa il peggio di sé, ma anche nel luogo della massima invasività e dominio del nostro privato da parte di un potere oscuro e manipolatorio. Il problema oggi, come giustamente rilevava Baricco in The game, è riconquistare il mondo di Internet e del web ad un nuovo umanesimo, pena in difetto un invivibile nuovo mondo orwelliano. Il mio modesto spazio di scrittore di libri cartacei sul mondo popolari o di romanzi di varia umanità è il mio modo di rimanere umano».

 

Roberto Savoiardo