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Le tre grandi religioni unite contro eutanasia e suicidio

VATICANO «Eutanasia e suicidio assistito sono moralmente e intrinsecamente sbagliati e dovrebbero essere vietati senza eccezioni. Qualsiasi pressione e azione sui pazienti per indurli a metter fine alla propria vita è categoricamente rigettata». È il punto chiave della Dichiarazione congiunta delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche legate al fine vita. Il documento, firmato il 28 ottobre dai rappresentanti ebrei, cattolici e musulmani in Vaticano, è il risultato finale di un’iniziativa coordinata dalla Pontificia accademia per la vita e sostenuta per il mondo ebraico dai Rav Avraham Steinberg (Israeli national bioethics council) e David Rosen, per quello musulmano, da Sheikh Bin Bayyah (presidente del Muslim forum for peace) e da Samsul Anwar (presidente del Central committee of the indonesian Muhammadiyah). A redigere il testo – che i rappresentanti religiosi hanno consegnato a papa Francesco – è stato un gruppo congiunto interreligioso. I leader delle tre religioni monoteiste spiegano nel preambolo che a spingerli a prendere una posizione così netta sono stati anzitutto «i grandi progressi scientifico-tecnologici che rendono possibile il prolungamento della vita in situazioni e modalità finora impensabili». Il testo nella sua complessità è chiaro. «Ci opponiamo ad ogni forma di eutanasia», scrivono ebrei, cattolici e musulmani. «È un atto diretto deliberato e intenzionale di prendere la vita». Anche il suicidio medicalmente assistito viene definito come «un diretto, deliberato e intenzionale supporto al suicidarsi». In quanto tali sono entrambi «atti completamente in contraddizione con il valore della vita umana e perciò di conseguenza sono azioni sbagliate dal punto di vista sia morale che religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni».

La firma della Dichiarazione in Vaticano. Al centro, monsignor Paglia.

Nel paragrafo relativo all’uso della tecnologia etica nel fine vita, i leader religiosi invocano l’utilizzo di «misure mediche clinicamente appropriate». E per evitare ogni equivoco, precisano: «ciò implica la continuazione del supporto respiratorio, nutrizione e idratazione artificiali, chemioterapia o radioterapia, somministrazione di antibiotici, farmaci per la pressione e altri rimedi». Un intero paragrafo è dedicato poi alla promozione delle cure palliative. I leader religiosi invocano anzitutto «una qualificata e professionale presenza delle cure palliative ovunque e per ciascuno», e al tempo stesso «leggi e politiche pubbliche che proteggano il diritto e la dignità del paziente nella fase terminale».

Nelle conclusioni, c’è un forte richiamo a sostenere l’obiezione di coscienza: «Nessun operatore sanitario dovrebbe essere costretto o sottoposto a pressioni per assistere direttamente o indirettamente alla morte deliberata e intenzionale di un paziente attraverso il suicidio assistito o qualsiasi forma di eutanasia, specialmente quando tali prassi vanno contro le credenze religiose dell’operatore».

Con questa Dichiarazione, i leader religiosi conferiscono «maggiore forza e intensità alla tutela e alla promozione della dignità umana». Il fatto che «le religioni abramitiche trovino un’intesa per esprimere in modo condiviso il loro impegno è un evento di grande rilievo», ha commentato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita.

M. Chiara Biagioni – Sir