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Prosegue ad Asti il processo alla N’drangheta

ASTI Un controllo totale su tutto ciò che avveniva sul territorio: la rete e le capacità di Salvatore Stambè, uno dei 9 imputati nel processo contro le n’drine attive nell’astigiano, si estendevano su tutti gli eventi criminosi commessi a Costigliole d’Asti per i quali occorreva il suo assenso.

Un uomo di 36 anni residente nel comune interessato dall’operazione Barbarossa ha raccontato, durante l’udienza che si è svola martedì 12 nelle aule del Tribunale di Asti in merito al gruppo criminale attivo a Costigliole d’Asti, di esser stato minacciato dal boss locale per un prestito ottenuto da un anziano conterraneo in un momento di difficoltà.

L’imputato avrebbe dapprima accusato il giovane di aver rubato quel denaro (5mila euro), quindi gli avrebbe richiesto una parte di quanto ottenuto perché necessario a sostenere le famiglie dei carcerati affiliati alla N’drangheta, asserendo che in caso contrario lo avrebbe ucciso.

Nell’ambito dello stesso procedimento è stato ascoltato anche uno dei capi della tifoseria dell’Asti calcio per una contestazione contro la presidenza societaria, in mano a Giuseppe Catarisano uno degli inquisiti nel processo. All’uomo, che non si era presentato in aula nella precedente udienza, sono stati chiesti chiarimenti sulla protesta risalente al 2015 ritenuta inopportuna dalla dirigenza. Dapprima questi ha risposto si trattava di un’azione motivata da ragioni calcistiche (la società non pagava gli stipendi arretrati e il campionato stava volgendo al peggio) poi si è rifiutato di continuare a parlare professando la propria estraneità alla vicenda, dopo aver ascoltato un’intercettazione telefonica: una conversazione avuta con lo stesso Catarisano.

Davide Gallesio