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Settimanali cattolici: il consiglio Fisc incontra il presidente Mattarella

ROMA Mercoledì 20 novembre Ieri il Consiglio nazionale della Fisc ha incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. Riprendiamo il messaggio di saluto da parte di don Adriano Bianchi, presidente Fisc.

Signor Presidente della Repubblica,  grazie di cuore di questo incontro in questo luogo – il Quirinale –  che lei ha sempre definito “La casa degli italiani” e che sentiamo veramente come tale. Grazie Presidente, oggi ci sentiamo a casa.

Siamo qui come Consiglio nazionale della Federazione italiana dei settimanali cattolici in rappresentanza delle oltre 180 testate giornalistiche presenti in Italia e nel mondo e che nei prossimi giorni vivranno la loro XIX Assemblea elettiva. Tante hanno una storia ultracentenaria, quella della Federazione ha superato i cinquant’anni. In questa occasione ci preme ripercorrere con Lei come i nostri padri fondatori nel 1969, nella cosiddetta “Carta di Brescia”, vollero definire l’identità delle nostre testate perché fossero un reale servizio nella crescita della Chiesa e della società italiana. Giornali del popolo perché giornali della Chiesa, giornali presidi di libertà, giornali del territorio.

Anzitutto, siamo giornali di popolo. Il modello storico dei settimanali cattolici è quello di strumenti di comunicazione popolare non solo nel senso dello stile delle notizie, ma soprattutto nell’ispirazione di fondo: il nostro quadro di riferimento, il nostro tessuto sociale, la maggior parte del nostro pubblico sono costituiti dal popolo. Il messaggio che rechiamo è un messaggio che non viene da un cattolicesimo di élite, ma dal tessuto stesso del popolo. Fin dalle loro origini i settimanali si coagulano attorno posizioni che non accettano di legarsi a ristretti gruppi di potere politico ed economico, nonché sociale, ma vedono nel tessuto sociale e culturale delle Chiese locali, le diocesi italiane, la risorsa per lo sviluppo di comunità fondate sulla giustizia e rispettose della trascendente dignità di ogni persona umana qualsiasi sia la sua origine, il suo stato sociale, le sue idee e la sua cultura.

Siamo presidi di libertà e di pluralismo.

Secondo un vecchio glorioso slogan della Fisc, i settimanali sono liberi e poveri, “liberi perché poveri, poveri perché liberi”. Poveri, tuttavia, non vuol dire né sprovvisti dei mezzi necessari per un lavoro dignitoso e un’informazione efficace, né obbligati a rinunciare ad assumere quelle dimensioni aziendali e operative che il consenso dei lettori imponesse loro. Ecco, allora, un altro tratto caratteristico della storia dei nostri settimanali: la loro resilienza e la loro duttilità. Ancora oggi siamo capaci di fornire un prodotto giornalistico professionale e degno di un’informazione la più completa possibile a volte anche con pochi mezzi, confidando spesso sul volontariato generoso di tanti operatori e sull’illuminato sostegno da un lato delle nostre diocesi, che hanno capito che questo può essere un modo concreto e intelligente di esercitare la virtù della carità, e dall’altro, per molti, ma non tutti, dello Stato che fin ad ora ha riconosciuto nel nostro lavoro un servizio concreto alla libertà, al pluralismo, alla democrazia e alla coesione sociale del nostro Paese. Di questo sostegno abbiamo ancora bisogno. Anche perché molteplici sono le trasformazioni che il mondo dell’editoria sta vivendo attraverso l’innovazione tecnologica se anche siamo convinti che, nonostante le nuove modalità di informazione diretta che i cittadini hanno a disposizione attraverso le piattaforme digitali, il ruolo della stampa e del lavoro giornalistico siano ancora insostituibili nel loro compito di mediazione, di un racconto professionalmente calibrato per garantire un corretto sviluppo del dibattito pubblico nei territori e nel Paese. Sappiamo che questo richiederà tutto il nostro impegno anche per il futuro. Come anche in passato la collaborazione della nostra Federazione non mancherà quando si tratterà di individuare nuovi strumenti legislativi a favore della stampa e del pluralismo informativo.

Signor Presidente, siamo giornali del territorio, siamo soprattutto giornali di carta. Anche per questo un puntuale servizio di consegna postale ci sta a cuore. Siamo giornali dei tanti stupendi e “fragili” territori d’Italia e alle loro sorti siamo uniti.

Legati all’esperienza locale, senza mai essere stati chiusi nelle ristrettezze localistiche, aperti alle innovazioni sociali, politiche e culturali, senza perdere di vista il patrimonio culturale, morale, di vita, del messaggio evangelico della storia dei territori italiani, i nostri settimanali si sforzano dando notizie di settimana in settimana di raccontare e di formare attraverso un’informazione puntuale, accurata ciò che accade con lo sguardo di chi sta vicino. Abbiamo raccontato e vissuto i terremoti, le alluvioni, i drammi del lavoro e della crisi, la vita dei più deboli, da vicino, con un giornalismo di prossimità, dando voce a chi non ha voce. È così che siamo impegnati a “fare opinione”, a formare coscienze libere e consapevoli anche oggi. Lo facciamo da cattolici richiamandoci a valori permanenti che si fondano sulla nostra comune ispirazione cristiana a servizio, speriamo, di una comunicazione che sappia cogliere la ricchezza così feconda dell’esperienza della nostra gente e restituirla per il bene di tutti.

A nome di tutti, grazie ancora Presidente, per quanto in questi anni a detto sulla libertà di stampa richiamando il Paese al rispetto dell’art. 21 della costituzione e che domani sarà oggetto della nostra attenzione in apertura dell’Assemblea elettiva. Grazie per quanto oggi vorrà ancora condividere con noi.