Albeisa, tradizione in giro per gli Usa

Alcuni giovani produttori di Albeisa con la presidente Marina Marcarino.

ROMA È iniziata all’hotel Rome Cavalieri di Roma, la tournée di promozione dell’Unione produttori vini albesi, l’associazione che distribuisce e promuove la bottiglia Albeisa. Sono stati una quarantina i produttori che hanno raggiunto la capitale per continuare il dialogo con il consumatore intermedio e finale, realizzando un banco di degustazione che ha portato all’attenzione degli operatori romani i vini delle colline di Langa e Roero. Accanto al banco d’assaggio si è svolto, in una sala attigua, il seminario di degustazione intitolato “Albeisa: le diverse espressioni delle Langhe in bottiglia”, dedicato a nove prodotti delle denominazioni più significative.

Dopo l’appuntamento romano, un gruppo più ristretto di produttori è volato negli Stati Uniti per animare tre eventi di promozione programmati a New York, Boston e Washington nei primi giorni di dicembre. I tre incontri, intitolati “Albeisa: la storia delle Langhe”, hanno portato quindici aziende a incontrare numerosi operatori di settore. Il format di ogni data era basato sulla conduzione di un seminario di approfondimento sui vini albesi e i loro territori, seguito in ognuno dei meeting da un laboratorio durante il quale gli operatori hanno potuto degustare i vini e incontrare i produttori.

La nascita della bottiglia Albeisa risale alla fine del Settecento dalla sinergia tra alcuni produttori delle Langhe e le antiche Vetrerie di Poirino, che portò alla produzione di una bottiglia per i vini del territorio albese realizzata a mano, un po’ borgognotta e un po’ bordolese. L’uso si diffuse tra i produttori di Alba per poi gradatamente ridursi quando l’industrializzazione del vetro rese difficile la fabbricazione di questo prodotto artigianale. Nell’Ottocento, poco per volta, l’originale bottiglia Albeisa ha trovato sempre meno spazio, fino a perdersi quasi del tutto.

La rinascita è avvenuta nel 1973, grazie a 16 produttori albesi ispirati da Renato Ratti, che si unirono per riproporre questa originale bottiglia, riproducendola e regolamentandola tramite uno statuto associativo che da allora ne disciplina e controlla l’utilizzo. La novità, unica nel suo genere, non sta solo nel recupero di questa vecchia bottiglia, bensì nel legarla al territorio di Langa e Roero e nel regolamentarne in modo accurato l’utilizzo.

È nata così l’Unione produttori vini albesi, che da quel momento ha selezionato le aziende, assegnando a ciascuna la possibilità di usare questa bottiglia per i vini Doc e Docg del territorio. Il successo è sotto gli occhi di tutti: oggi sono oltre trecento i produttori che utilizzano la bottiglia Albeisa, che è divenuta il contenitore identificativo dell’Albese e della sua tradizione vitivinicola.

Giancarlo Montaldo