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Anteprima vendemmia: meno vino e ottimi voti

BILANCIO POSITIVO Lunedì, a Villa Ottolenghi di Acqui Terme si è tenuta la tradizionale presentazione dell’annata 2019, più familiarmente conosciuta come Anteprima vendemmia. È stata l’occasione di una sintesi dedicata ai caratteri dell’ultimo millesimo sotto vari punti di vista: climatico, fenologico, fitopatologico ed economico. L’appuntamento è un po’ la summa del lavoro tecnico e professionale che le strutture operative del mondo vitivinicolo piemontese svolgono ogni giorno e poi confluisce nel grande progetto del controllo di maturazione dei vitigni.

Nonostante i lunghi periodi di caldo che hanno caratterizzato il 2019, possiamo parlare di annata continentale, grazie ai frequenti eventi atmosferici di raffrescamento con piogge anche abbondanti. L’inverno scorso è stato alterno, con periodi più freddi e sotto zero e altri più miti. Poche le nevicate, tra metà dicembre e inizio febbraio. Dopo il clima stabile e favorevole di febbraio e marzo, le precipitazioni si sono accentuate ad aprile e maggio, con grandi piogge e forti abbassamenti delle temperature. Nella terza decade di giugno è scoppiata l’estate, che è durata fino a fine settembre, alternata a importanti precipitazioni che hanno mantenuto buone riserve idriche nel suolo.

I viticoltori piemontesi hanno di nuovo messo la loro grande professionalità al servizio del vigneto, mitigando gli effetti dei fenomeni più estremi e conducendo in porto una vendemmia positiva, nei periodi canonici di ogni vitigno, ovvero senza le precocità degli anni precedenti. La qualità è notevole, sia per i vitigni precoci che per quelli tardivi, tanto sui vini aromatici (Moscato, Brachetto e le diverse Malvasie) quanto su quelli secchi e fruttati. Si annunciano vini di bella struttura e complessità, particolarmente armonici e capaci di resistere al tempo.

Concentriamo l’analisi su due parametri fondamentali, la superficie vitata e la produzione. A proposito della prima, in Piemonte il tempo della perdita di impianti sembra finito. Dopo il 2017, anno in cui la tendenza si è invertita, abbiamo avuto solo aumenti. Riepiloghiamo i dati delle ultime sette annate: nel 2013 la superficie vitata piemontese era di 44.169 ettari, nel 2014 di 43.893, nel 2015 di 43.553, nel 2016 di 43.500, nel 2017 di 44.202, nel 2018 di 44.449 e nel 2019 di 44.639 ettari.

Dal punto di vista produttivo nelle ultime vendemmie si è notata una certa regolarità, pur in presenza di maggiore o minore fertilità del singolo millesimo. In generale, negli ultimi anni la produzione di vino in Piemonte si è assestata tra i due e i due milioni e mezzo di ettolitri. Unica eccezione è stato il 2018, che ha portato nelle cantine piemontesi ben 2.658.000 ettolitri di vino. Nei cinque anni precedenti la produzione era stata di 2.579.500 ettolitri nel 2013, 2.402.000 ettolitri nel 2014, 2.467.000 nel 2015, 2.549.000 ettolitri nel 2016 e 2.043.00 ettolitri nel 2017.

Al momento, per quanto concerne il 2019, ci possiamo solo affidare ai dati previsionali: le stime fatte in vendemmia e subito dopo hanno indicato una netta inversione di tendenza rispetto al 2018, con una riduzione stimabile nel 15 per cento circa. Il che significa una produzione globale 2019 di circa 2.260.000 ettolitri.

Giancarlo Montaldo