eViSuS, una tecnologia a servizio delle persone

L’ESPERIENZA «Ciao Riccardo, ciao Enrica. Come state? Siete pronti? Indossiamo le mascherine e si parte». Franco, infermiere specializzato dell’Asl Cn2, guida passo passo, grazie a una telecamera ad alto potenziale e a uno schermo, le fasi della dialisi peritoneale dal San Lazzaro di Alba. Si tratta di una terapia adottata per il trattamento dell’insufficienza renale cronica attraverso la quale il processo di depurazione del sangue avviene sfruttando come membrana dializzante appunto il peritoneo.

Sono le 15 di un lunedì di novembre a Magliano Alfieri: Riccardo Rabino, 76 anni, un sorriso contagioso sotto due baffetti simpatici, sta svolgendo la dialisi a casa, con l’ausilio della moglie e del figlio Paolo. Per aiutare la donna a non scordare i passaggi necessari, l’Asl Cn2, all’avanguardia a livello nazionale nella telemedicina, utilizza il totem con il sistema eViSuS di Tesisquare, realizzato su un’idea del direttore della struttura complessa di nefrologia e dialisi dell’ospedale San Lazzaro, Giusto Viglino.

«All’inizio non è stato facile accettare la situazione», spiega Riccardo: «Sono andato in ospedale per la visita; per farla breve, mi hanno detto che c’erano due possibilità: l’emodialisi tre volte a settimana al San Lazzaro o la dialisi peritoneale tre volte al giorno da casa. Non ci ho pensato un secondo: non potrei rinunciare a guidare la macchina, ad andare al mercato, a vedere gli amici; ho scelto questa seconda possibilità».

Così, da due anni, sono tre gli appuntamenti quotidiani con gli infermieri del San Lazzaro, collegati da Alba grazie al sistema eViSuS: «Sono un po’ come un cane che corre libero, ma che tre volte al giorno viene legato a un guinzaglio; però, ho imparato a vivere questo momento con serenità, come una cosa normale», racconta ancora l’uomo.

La coordinatrice infermieristica Catia Tortone spiega: «Tra Riccardo ed Enrica si è creata una nuova, bellissima complicità, anche in un momento difficile come può essere la dialisi, che affrontano sostenendosi e non dimenticando di sorridere. Questo appuntamento, tre volte al giorno, è diventato anche l’occasione di prendersi cura l’uno dell’altro». Alle 11 Riccardo inserisce nel corpo il liquido, che viene espulso alle 15 e ricaricato, per essere nuovamente espulso alle 7 del mattino. Ognuna delle tre fasi richiede circa mezz’ora. Chiedo alla coppia che cosa pensi della telemedicina e se percepisca un distacco dai sanitari dovuto alla distanza: «Andiamo in ospedale una volta al mese per il controllo, ma non c’è lontananza: con gli infermieri si crea piuttosto un rapporto di amicizia. Dall’altra parte c’è una persona, che può avere problemi, essere piena di entusiasmo oppure in difficoltà per qualche motivo. Possiamo dire di aver trovato dei veri professionisti e anche delle persone amiche e solidali».

«Altro che distanza! Pensi che una volta ci hanno aiutato a far scappare i ladri da casa», spiega Riccardo prima di salutarmi con un sorriso: «Era pomeriggio, stavamo seguendo le istruzioni dell’infermiera, quando lei si è accorta che in camera era entrato qualcuno; si è messa a urlare e ha chiamato i Carabinieri: il ladro si è spaventato ed è scappato».

«Passare dall’Internet delle cose all’Internet delle persone»: una frase, che ho udito più volte nella realizzazione di questo servizio sulla telemedicina; è la frontiera del presente, che ha già permesso di annullare le distanze e che vede l’Asl Cn2 di Alba-Bra come avanguardia a livello nazionale con il sistema eViSuS, sviluppato da un’azienda del posto proiettata nel mondo, Tesisquare, insieme a un grande medico (e uomo), il direttore di nefrologia e dialisi del San Lazzaro Giusto Viglino; una frase che non aveva un significato preciso fino a quando non ho incontrato Riccardo Rabino e la moglie Enrica, due delle persone assistite grazie alla telemedicina.

Marcello Pasquero

SPECIALE TELEMEDICINA